Manifesto UCID Milano

 

Negli ultimi mesi un gruppo di lavoro formato da alcuni componenti il  Consiglio Direttivo UCID Milano e da tre prestigiosi professori (Prof. Coda, Prof. Corbetta, Prof. Molteni) ha elaborato un documento che abbiamo definito il “Manifesto dell’UCID di Milano” .

Riportiamo il testo, la cui versione integrale è consultabile cliccando su : 

 

 

MANIFESTO UCID MILANO

 

 

La Speranza Cristiana fonte di slancio per intraprendere

 

Noi di UCID siamo un’associazione di persone con una forte unità di intenti, impegnati ad attuare la Dottrina Sociale della Chiesa nella nostra attività di imprenditori, dirigenti e professionisti. Vogliamo pertanto basare il nostro agire sui principi della dignità della persona, del bene comune, della solidarietà, della sussidiarietà, avendo chiara la destinazione universale dei beni e sostenendo una vita sociale ispirata a verità, libertà, giustizia e carità.

Cosa significa questo impegno in un tempo in cui le accresciute asperità della vita nella società e in azienda possono indurre al pessimismo, quasi “allo sconforto e alla resa” [i]?  Noi sentiamo  innanzitutto la necessità di reagire a questo clima generale di sfiducia. Vogliamo esprimere la volontà e al tempo stesso la possibilità di “farcela”: per le nostre imprese, a raggiungere gli obiettivi connessi alla propria missione; per la società, a migliorare il ben-essere dei cittadini; e per l’intero paese, a riconquistare credibilità e leadership.

 

Questa volontà non è velleitarismo; essa si radica nel dono della speranza cristiana, “una potente risorsa sociale a servizio dello sviluppo umano integrale, cercato nella libertà e nella giustizia”[ii]. È proprio la speranza cristiana ad alimentare un atteggiamento positivo verso il futuro e quell’approccio autenticamente imprenditoriale di cui oggi c’è uno straordinario bisogno. In questa stagione l’imprenditorialità è un motore fondamentale per ridare slancio alle imprese e al Paese, creare lavoro e uscire dalla palude.

Innanzitutto essa si radica sul riconoscimento della vera natura dell’impresa stessa: “una comunità di uomini che, in diverso modo, perseguono il soddisfacimento dei loro fondamentali bisogni e costituiscono un particolare gruppo al servizio dell’intera società”[iii]. In altre parole, l’impresa è un bene privato ad utilità pubblica di cui nessuno, neppure gli imprenditori o i dirigenti, ha il diritto di disporre a piacimento, soprattutto per scopi personali. Pertanto occorre rispettarne la molteplice finalità: soddisfare i bisogni dei clienti, valorizzare i collaboratori, interagire equamente con le altre controparti, remunerare in modo soddisfacente gli investitori.

In secondo luogo, è importante sottolineare che imprenditorialità “prima di avere un significato strettamente professionale, ne ha uno umano”[iv]. Essa riguarda ogni impegno di lavoro: “ogni lavoratore è un creatore”[v]; ciascuno è chiamato ad assumersi le proprie responsabilità e i propri rischi e a mettere in campo le doti di creatività e innovazione di cui è capace. Solo la convergenza degli sforzi e il coinvolgimento di tutti – qualunque sia il ruolo che essi ricoprono – possono assicurare un esito positivo.

 

In un momento come questo vogliamo ispirarci a un concetto recentemente proposto da Papa Francesco, che ci sembra particolarmente efficace in vista di orientare lo sviluppo della convivenza sociale in generale e quindi anche dell’impresa. Occorre – dice il Papa – “occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi”[vi]. Purtroppo, “privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi”[vii] per intraprendere, è un peccato largamente diffuso non solo nell’attività socio-politica ma anche in quella economica, dove gli obiettivi a breve termine spesso prevalgono sulla visione di medio-lungo periodo. Il nostro impegno deve essere quello di attivare processi di cambiamento volti al bene comune, rinunciando a posizioni di potere o di rendita, scacciando al tempo stesso ogni tentazione di sconforto e di resa.

Emblematico in proposito è l’uso che si fa del profitto. Se per semplicità intendiamo che il profitto è il valore prodotto dall’impresa sottraendo dai ricavi tutti i costi delle risorse utilizzate, compresa una giusta remunerazione del capitale, allora tale profitto deve essere impegnato in parte consistente per innovare l’azienda attraverso investimenti in risorse tangibili e intangibili. Così si da continuità e slancio alla vita dell’impresa, al mantenimento nel tempo delle sue capacità di contribuire al bene comune e, in definitiva, al processo di produzione del profitto stesso.

 

Questo impegno coraggioso ad avviare nuovi processi nella prospettiva prima delineata, presuppone che si faccia bene il bene! Questo implica che si rifugga dall’auto-compiacimento e che si vada ben oltre il sentimentalismo o la semplice filantropia. Il Paese ha bisogno di una decisa ripresa della capacità di fare attività economica rispettando le leggi, le regole di mercato e una concezione vera, bella, buona, giusta dell’agire economico.

UCID si impegna quindi a promuovere in tutte le forme possibili una specificità positiva nei comportamenti degli imprenditori e dei manager; si tratta di una scelta indispensabile anche per trasmettere ai giovani, spesso soggetti a modelli di comportamento del tutto inaccettabili, la certezza che sia possibile “fare impresa” in  modo diverso. Tutto ciò richiede discernimento per “operare secondo una previdente e giusta convenienza”[viii]; ricercare un profitto che sempre si accompagni al rispetto della dignità e delle necessità delle persone che lavorano dentro e fuori dall’azienda; affrontare coraggiosamente decisioni dolorose, quando ineludibili, mitigando il più possibile i sacrifici richiesti dal loro superamento e coniugando le ragioni dell’efficienza con quelle di uno sviluppo integrale.

 

 

Allora la nostra sfida è di operare in questa direzione, testimoniando la diversità che dalla speranza cristiana fiorisce. Spirito imprenditoriale, impegno ad attivare processi di rinnovamento, comportamenti volti a fare bene il bene costituiscono la via per produrre risultati economicamente validi e sostenibili per le nostre imprese. E non mancano esempi in tal senso.

Questa consapevolezza costituisce una spinta grande di cambiamento della società e una forza di attrazione potente per le migliori risorse del Paese, a partire dai giovani.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[i] CIV, 78.

 

[ii] CIV, 34.

 

[iii] CA, 35.

 

[iv] CIV, 41.

 

[v] Populorum Progressio, 27.

 

[vi] EG, 223.

 

[vii] EG, 223.

 

[viii] CIV, 65.

 

 

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