I segni dei tempi

 

Carissimi,

 

ben tornati dalle ferie e buona ripresa! Ripresa anche spirituale per affrontare meglio gli impegni. Riflettevo a lungo durante l’estate sui “segni dei tempi”. Essi coincidono con quei fatti che ci permettono di leggere l’azione di Dio nella storia. Andavo perciò meditando sul senso globale dei due ultimi pontificati, così vicini e così diversi, quelli di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Il nostro tempo sperimenta “in grande” quanto l’Occidente ha vissuto “in piccolo” durante il travaglio dei secoli che videro il declino dell’Impero romano contestualmente alle cosiddette invasioni barbariche. Quali rivolgimenti di popoli da Nord a Sud e da Est a Ovest! Giovanni Paolo II, con intelligenza spirituale, comprese che il nostro tempo si trova di fronte a cambiamenti inarrestabili, nei quali la trasmigrazione dei popoli, in una forma diversa ma non meno ampia per quantità numeriche e vastità geografiche interessate, sta giocando un ruolo importante. Anche da qui deriva la sua “apertura” a tutti i popoli, tutte le culture, tutte le religioni. Egli sapeva che tutti gli uomini aspirano segretamente alla redenzione offerta da Dio in Gesù Cristo. Benedetto XVI, da parte sua, ha portato alla luce la condizione indispensabile alla quale soltanto l’apertura a tutti da parte dei cristiani può realizzarsi come avvento effettivo del Regno di Dio. Tale condizione consiste nell’approfondimento appassionato della propria “identità” cristiana, quale premessa indispensabile per rapportarsi fruttuosamente agli altri. “Apertura” e “identità” non si susseguono nel tempo, ma sono due atteggiamenti spirituali costanti che vanno di pari passo e si coappartengono. Da essi scaturisce quell’ambiente vitale che conferisce senso sostanzioso ai gesti privati e pubblici nei quali si articola la nostra esistenza nel tempo e per l’eternità.

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