una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

9 maggio 2021

EPISTOLA Prima lettera di san Paolo ai Corinti, 15,3-11

Fratelli, a voi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.

In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.

VANGELO Lettura del Vangelo secondo Giovanni Gv 15,26-16,4

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.

Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto. Non ve l’ho detto dal principio, perché ero con voi».

Paolo riconosce il ruolo della grazia nella sua vita: “per grazia di Dio, però, sono quello che sono”. Egli ricorda come fu un persecutore e che mentre Stefano veniva lapidato era lì a tenere i mantelli di coloro che con forza gettavano pietre. Paolo approvava quella violenza perché era fortemente convinto che i cosiddetti cristiani erano pericolosi. Ma sulla via di Damasco la sua vita mutò. In un mondo che rischia di perdersi in logiche materialiste ed efficentiste appare urgente ricordare che il Dio di Gesù Cristo agisce nella storia e tocca i cuori degli uomini chiamandoli a cambiare vita. La grazia di Dio rende possibili grandi cammini di conversione. La testimonianza di Paolo è una delle tante, ma ancora oggi Dio non smette di provocare le coscienze, mostrando la bellezza di una vita secondo il Vangelo.

Quando ho la fortuna d’incontrare uomini e donne “graziati”, ovvero toccati dalla misericordia di Dio rimango sempre ammirato da come in mezzo a tanta indifferenza, vi siano luminose testimonianze di come l’amore di Dio trasformi i cuori.

(don Walter Magnoni)

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Dare testimonianza. Qualcosa di più e di diverso rispetto al professare la propria fede, che è già un impegno concreto e spesso difficile. Dare testimonianza è nuotar contro quella secolarizzazione che si presenta oggi nelle nostre culture e nel pensiero dominante con l’immagine positiva della liberazione, della possibilità di superare i vincoli della natura oltre che quelli della morale. Siamo in una società in cui si esalta la trasgressione, magari fine a se stessa, solo per affermare una propria asserita identità. Siamo di fronte ad una secolarizzazione che vuole imporsi come la nuova normalità anche per la scomodità di dover comprendere Dio nell’esistenza e nella coscienza umana. La dominazione del politicamente corretto rischia di chiudere le espressioni della tradizione e della fede. Per questo dare testimonianza non è solo importante, è vitale.

(Gianfranco Fabi)