una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

4 aprile 2021

EPISTOLA Lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, a voi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.  Io infatti sono il più piccolo fra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana.

 

VANGELO Lettura del Vangelo secondo Giovanni Gv 20, 11-18

In quel tempo. Maria di Màgdala stava all'esterno vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di’ lor “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

“Non mi trattenere”: solo le parole del Maestro alla donna che era venuta a cercare un morto e si trova di fronte il Risorto. “Non mi trattenere”: dice quello che rappresenta ormai Gesù, ovvero il Signore di tutti che salva l’umo dal male. “Non mi trattenere”: rappresenta solo l’incipit di un mandato ad andare dai fratelli ad annunciare che Gesù è salito al Padre.

Amo molto queste parole e vi scorgo una parola liberante per tutti noi. Penso a chi piange come Maria. Quante lacrime sono versate ogni giorno di fronte alle tante morti e all’impossibilità di celebrare un funerale. “Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto” sono parole che assumono grande attualità se pensiamo a quelle bare viste su furgoni militari o ancora depositate in chiese perché troppi sono i morti rispetto alla capacità di tumulazione dei cimiteri. Così i parenti piangono cari che hanno visto portare in ospedale e adesso oltre a sapere che sono deceduti non sanno molto di più.

La Pasqua è parola di speranza e arriva nel momento di maggior prova: tanti morti, tanti giorni chiusi in casa, tanta fatica e paura per il futuro. Il Signore risorto sia balsamo alle nostre lacrime e Parola di vita che vince la morte.

(don Walter Magnoni)

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Il grande affresco della Resurrezione di Piero della Francesca, conservato nel museo di Sansepolcro, è una delle più importanti opere d’arte su questo tema. C‘è quest’uomo in piedi in un sepolcro, con in mano il vessillo dei crociati e un piede sul bordo del sarcofago scoperchiato, e poi quattro soldati che dormono in diverse posture, e sullo sfondo una campagna che dà l’atmosfera e l’ambiente. La scena è silenziosa, quasi incantata, come un attimo sottratto al tempo. Perché la Resurrezione è la vittoria sul tempo. E gli occhi del Cristo sembrano guardare al di là del tempo, quasi incurante della storia rappresentata dai personaggi solo apparentemente in primo piano.

La Resurrezione è il momento centrale dell’esperienza cristiana. E’ la testimonianza che il tempo non è una gabbia, ma una dimensione che si può vincere e superare. E’ anche una sollecitazione a considerare il tempo al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio del tempo. Perché dobbiamo sempre imparare a utilizzare bene il tempo senza lasciarci soffocare dal tempo e dagli impegni. Prendiamo la Pasqua come un invito a restituire a Dio, giorno per giorno, il tempo che ci ha donato.  

(Gianfranco Fabi)

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