una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

15 novembre 2020

 

EPISTOLA Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 15, 22-28

Fratelli, come in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi. Però, quando dice che ogni cosa è stata sottoposta, è chiaro che si deve eccettuare Colui che gli ha sottomesso ogni cosa. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.

VANGELO Lettura del Vangelo secondo Marco 13, 1-27

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù usciva dal tempio, uno dei suoi discepoli gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!». Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta». Mentre stava sul monte degli Ulivi, seduto di fronte al tempio, Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea lo interrogavano in disparte: «Di’ a noi: quando accadranno queste cose e quale sarà il segno quando tutte queste cose staranno per compiersi?». Gesù si mise a dire loro: «Badate che nessuno v’inganni! Molti verranno nel mio nome, dicendo: “Sono io”, e trarranno molti in inganno. E quando sentirete di guerre e di rumori di guerre, non allarmatevi; deve avvenire, ma non è ancora la fine. Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno terremoti in diversi luoghi e vi saranno carestie: questo è l’inizio dei dolori. Ma voi badate a voi stessi! Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe e comparirete davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro. Ma prima è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni. E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. Il fratello farà morire il fratello, il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. [Quando vedrete l’abominio della devastazione presente là dove non è lecito – chi legge, comprenda –, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano sui monti, chi si trova sulla terrazza non scenda e non entri a prendere qualcosa nella sua casa, e chi si trova nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano! Pregate che ciò non accada d’inverno; perché quelli saranno giorni di tribolazione, quale non vi è mai stata dall’inizio della creazione, fatta da Dio, fino ad ora, e mai più vi sarà. E se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessuno si salverebbe. Ma, grazie agli eletti che egli si è scelto, ha abbreviato quei giorni. Allora, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui; ecco, è là”, voi non credeteci; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi per ingannare, se possibile, gli eletti. Voi, però, fate attenzione! Io vi ho predetto tutto.] In quei giorni, dopo quella tribolazione, “il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte”. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo».
 

L’uomo che si ferma alle belle pietre e alle grandi costruzioni rischia di rimanere deluso perché può assistere al loro decadimento. Ancora negli occhi abbiamo l’attentato alle torri gemelle e la distruzione in un attimo di quei maestosi edifici. Oppure pensiamo alla Cattedrale di Parigi distrutta dall’incendio.
Tutto muore, ma Gesù vince anche la morte: “l’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte”. In Adamo si muore, in Cristo si riceve la vita. Noi siamo nel già e non ancora. Cristo è già risorto, ma ancora non si è realizzato il suo Regno. Ma la speranza cristiana è tutta riposta nel sapere che la morte non sarà la fine di tutto.
L’Avvento che inizia è tempo propizio per vegliare sul nostro stile di vita e chiederci: su chi ripongo la mia speranza?

(don Walter Magnoni)

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Un brano evangelico apocalittico per la prima domenica d’Avvento. Un brano drammatico, ancora di più se lo si legge nella prospettiva dell’attualità. “Pregate che ciò non accada d’inverno, perché quelli saranno giorni di tribolazione”. E che cosa sono i nostri giorni se non giorni di tribolazione? Il rischio della pandemia estende le sue ombre su ogni persona, la prospettiva della crisi economica mette a repentaglio famiglie e società, mentre una politica inconcludente e velleitaria appare complicare ancora di più lo scenario. E allora il messaggio è quello di restare saldi nella fede, di non ascoltare i falsi profeti, di distinguere i rischi dalle paure. “Badate che nessuno vi inganni”: quanto è facile nell’attuale sistema della comunicazione che il verosimile venga scambiato per la verità, che un messaggio divenga vero solo perché largamente condiviso. Sui social network scorrono notizie e giudizi incontrollati e incontrollabili, spesso per i quali è difficile risalire alla fonte. Nei talk show gli slogan si susseguono agli slogan. Anche la scienza è diventata un’opinione. Sono giorni in cui è difficile intravedere certezze. E’ forse per la nostra società si adatta l’immagine dell’autunno, ma è compito nostro credere che poi verrà la primavera.
(Gianfranco Fabi)