una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

11 ottobre 2020

 

EPISTOLA prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 9, 7-12

Fratelli, chi mai presta servizio militare a proprie spese? Chi pianta una vigna senza mangiarne il frutto? Chi fa pascolare un gregge senza cibarsi del latte del gregge? Io non dico questo da un punto di vista umano; è la Legge che dice così. Nella legge di Mosè infatti sta scritto: «Non metterai la museruola al bue che trebbia». Forse Dio si prende cura dei buoi? Oppure lo dice proprio per noi? Certamente fu scritto per noi. Poiché «colui che ara, deve arare sperando, e colui che trebbia, trebbiare nella speranza di avere la sua parte». Se noi abbiamo seminato in voi beni spirituali, e forse gran cosa se raccoglieremo beni materiali? Se altri hanno tale diritto su di voi, noi non l’abbiamo di più? Noi però non abbiamo voluto servirci di questo diritto, ma tutto sopportiamo per non mettere ostacoli al Vangelo di Cristo.


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Matteo 13, 3b-23

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ecco, il seminatore usci a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti». Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non e dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice: “Udrete, si, ma non comprenderete, guarderete, si, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

La Parola di Dio non porta frutto in modo automatico. La possibilità di fruttificare dipende dalla risposta del terreno. La parabola parla più del terreno che del seminatore. Potremmo immaginare il nostro cuore come uno dei terreni narrati da Gesù e chiederci: com’è il mio cuore?

Il collegamento tra terreno e cuore l’ho preso in prestito da un Angelus di Papa Francesco dove il Pontefice alla fine suggeriva di fare una “bonifica”. «Troviamo il coraggio di fare una bella bonifica del terreno, una bella bonifica del nostro cuore, portando al Signore nella Confessione e nella preghiera i nostri sassi e i nostri rovi» (Papa Francesco, 16 luglio 2017).

Diventare terreno buono è la sfida del Vangelo e chiede di diventare docili alla Parola imparando ad accoglierla e lasciare che essa lavori in noi per trasformarci. Il terreno buono è privo di individualismo e capace di attuare gesti d’amore.

L’enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti” suggerisce strade per vivere in questa logica imparando a costruire trame di fraternità e amicizia sociale.

(don Walter Magnoni)

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Duemila anni fa l’agricoltura era una delle attività più importanti. Sia la lettera di San Paolo sia le parabole raccontate nel Vangelo di Matteo fanno riferimento alle attività di chi governa gli animali e cura i campi. Ma sembra quasi che il riferimento sia in entrambi i casi ad agricoltori un po’ sprovveduti, che curano la vigna e non mangiano l’uva e che gettano i semi senza badare a dove cadano. E quindi a fianco del significato teologico nella prospettiva del Regno, c’è anche un richiamo alla necessità di far bene proprio lavoro per non disperdere i frutti della vigna e non far seccare i semi gettati sulle pietre. E la dignità del lavoro si afferma anche al di là dei risultati. Può dare il trenta, il sessanta, il cento per cento, ma bisogna curare che il seme finisca nella terra buona. “Perciò – come afferma la Laborem exercens di Giovanni Paolo II - occorre proclamare e promuovere la dignità del lavoro, di ogni lavoro, e specialmente del lavoro agricolo, nel quale l'uomo in modo tanto eloquente «soggioga» la terra ricevuta in dono da Dio ed afferma il suo «dominio» nel mondo visibile”.

(Gianfranco Fabi)