una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

21 giugno 2020

 

EPISTOLA lettera di San Paolo Apostolo ai Romani 5, 12-17

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato… Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Giovanni 3, 16-21

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

La notte è il tempo propizio per i ladri, che approfittando del buio agiscono sperando di non essere visti.

Dio è luce e in Lui non ci sono tenebre. La salvezza che Gesù viene a portare è la luce della vita eterna che vince le tenebre del peccato e della morte. In questa domenica la domanda che ci facciamo è la seguente: come fare per diventare figli della luce?

La risposta credo si collochi ancora una volta nella dimensione della fede, nel riconoscere che nessuno si può salvare da solo, nel credere che veramente Gesù con la sua risurrezione sconfigge il peccato e la morte. Questo significa vivere da peccatori perdonati che attraversano questa terra senza attaccare il proprio cuore alle cose di questo mondo, ma cercando le cose di lassù.

(don Walter Magnoni)

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“La luce è venuta nel mondo”. Un messaggio esplicito. La luce illumina il mondo e permette di distinguere, di giudicare, di discernere. Ma il giudizio sul bene e sul male, sul giusto e l’ingiusto, resta nelle mani dell’uomo con la sua capacità di giudizio fondata sulla ragione, sull’emozione, sulla sensibilità. Il vedere le cose ci dà una responsabilità in più: quella di non avere alibi di fronte alla realtà. “Ignorantia juris non excusat” è una delle massime più importanti del diritto romano. Significa che nessuno può giustificarsi per aver compiuto un atto illegale affermando di non conoscere la legge. Allo stesso modo il messaggio del Vangelo è di una chiarezza esemplare. Ed è un messaggio che parla a tutti e che unisce in maniera esplicita l’immanente e il trascendente, l’oggi e il tempo infinito. I due occhi del cristiano vedono entrambe le dimensioni come strettamente unite e l’una non può fare a meno dell’altra. Da qui nasce l’impegno politico, sociale, economico, manageriale.

(Gianfranco Fabi)

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