una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

14 giugno 2020

 

EPISTOLA lettera di San Paolo Apostolo ai Romani 1, 22-25. 28-32

Fratelli, mentre si dichiaravano sapienti, gli uomini sono diventati stolti e hanno scambiato la gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri corpi, perché hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne: sono colmi di ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di lite, di frode, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E, pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa.


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Matteo 5, 2. 43-48

In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare e insegnava alle folle dicendo: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Facciamo così tanta fatica ad andare d’accordo con coloro che vivono con noi e dovremmo amare pure i nostri nemici? Questo passaggio del famoso “discorso della Montagna” di Gesù è decisamente il punto di alto del Vangelo. Imparare ad amare è arte che si apprende in tutta la vita e non si è mai imparata una volta per tutte in quanto l’egoismo è sempre accovacciato alla porta e pronto e recriminare spazi d’individualismo.

Amare i nemici appare illogico e innaturale. In effetti la logica del Vangelo risponde a quella di Dio e non a quella umana. Umanamente noi i “nemici” li possiamo al più tollerale. Amare non è parola che si addice a chi ci perseguita. Dicevamo che è il punto più alto del Vangelo, ma aggiungiamo che Gesù sulla croce ci mostra che si può vivere anche questa parola paradossale.

Gesù, mentre sta per morire, col dolore nel corpo e nell’anima prega il Padre di perdonare i suoi uccisori. Gesù prega per i nemici anziché maledirli. Lo stesso farà il diacono Stefano poco prima del martirio.

Noi oggi chiediamo a Dio: Signore insegnaci passi concreti per imparare a vivere nella tua logica dell’amore.

(don Walter Magnoni)

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“Siate perfetti”. L’invito di Gesù è certamente ambizioso, quasi temerario. E nella logica tradizionale, centrata sul fatto di essere tutti peccatori, appare un invito che è quasi un’utopia. Eppure è proprio un ribaltamento della logica comune quello operato in questa pagina del Vangelo. Amare i nemici e aiutare anche chi neppure conosciamo sono in fondo esempi di un modo di pensare che non sembra essere di questo mondo. Soprattutto se si guarda alla realtà dell’economia dove le scelte rischiano spesso di essere motivate dall’interesse materiale più che dall’attenzione alle persone. Ecco quindi l’esigenza di mettere in discussione elementi di giudizio che troppo spesso diamo per scontati. Il rischio del conformismo è sempre presente. La tentazione del “si è sempre fatto così” è sempre sulla porta come giustificazione alla paura di pensare alle conseguenze delle nostre azioni sugli altri. Nell’invito di Gesù c’è qualcosa che richiama al giorno d’oggi la responsabilità sociale delle imprese. E anche dei manager.

(Gianfranco Fabi)

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