una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

7 giugno 2020

 

EPISTOLA lettera di San Paolo Apostolo ai Romani 8, 14-17

Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Giovanni 16, 12-15

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Questa è la domenica della Trinità. Il Dio cristiano è Padre, Figlio e Spirito Santo. Gesù ci rivela questo mistero ma è consapevole che serve del tempo per comprendere un po' il senso di quella che noi chiamiamo Santa Trinità. Lo Spirito Santo donato a Pentecoste guida il cammino degli uomini e li rende capaci di scoprire qualcosa in più del mistero di Dio.

Dice San Paolo che “lo Spirito rende figli adottivi”, infatti per mezzo di Lui possiamo chiamare Dio col nome di Padre, così come già aveva insegnato Gesù a coloro che un giorno gli chiesero d’insegnare loro a pregare. Possiamo dire “Padre” a Dio, grazie a Gesù e allo Spirito e questo significa riconoscerci fratelli.

Viviamo un tempo in cui la fraternità pare aver fatto qualche passo indietro. Pensiamo solo a quanto sta accadendo negli Usa dopo i fatti drammatici di Minneapolis. Morire soffocati sotto il ginocchio di un poliziotto che per nove minuti preme sul collo sono scene che narrano di fraternità ancore lunghe da cucire. Tutto questo in terre che già ben conoscono le fatiche del vivere insieme in modo civile.

La Trinità ci aiuti a tessere trame di fraternità.

(don Walter Magnoni)

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Forse è il caso ogni tanto di riscoprire il valore della gioia. Come dice San Paolo: ”prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria”. Spesso ci fermiamo alla prima parte: quella del sacrificio, del peccato, del dolore, della colpa. Eppure la Parola di Dio è ricca di richiami alla gioia, e come ebbe a dire Papa Benedetto XVI ai giovani: “L’aspirazione alla gioia è impressa nell’intimo dell’essere umano. Al di là delle soddisfazioni immediate e passeggere il nostro cuore cerca la gioia profonda, piena e duratura, che possa dare sapere all’esistenza. In questi tempi di emergenza sanitaria può sembrare fuori luogo un richiamo alla gioia e alla gloria di Dio. Eppure è proprio questa la sfida di ogni cristiano: dare un senso alle cose e alla propria vita nell’ottica di una salvezza che supera le contingenze umane. “Siate lieti, lo ripeto, siate lieti” afferma San Paolo nella lettera ai Filippesi.

(Gianfranco Fabi)