una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

14 Ottobre -
VANGELO Lettura del Vangelo secondo Matteo 13, 24-43

In quel tempo. Il Signore Gesù espose ai suoi discepoli un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: / «Aprirò la mia bocca con parabole, / proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Il male è presente nel mondo. Inutile illudersi e non cogliere come la presenza del demonio contamina l’opera buona di tante persone. La zizzania è tutto ciò che getta ombra sul lavoro luminoso di tante persone che cercano di costruire il bene comune. Ci piacerebbe estirparla, ma non è possibile. È già accaduto nella storia che, col desiderio di liberarsi dal male, uomini pieni di zelo hanno fatto soffocare semi di bene. Solo alla fine, Dio opererà col suo giudizio una separazione netta tra bene e male.

Questo non significa per noi, però, rassegnarci al male. Ci è chiesto di essere lievito nella pasta e granellino che diviene albero. Nelle piccole azioni quotidiane, fatte di cura per ciò che è posto accanto a noi, possiamo diventare umili costruttori del Regno.

A volte nella vita spirituale è più efficace impegnarsi per far crescere il bene, che continuare a stare ripiegati su di noi per estirpare alcuni nostri difetti e fragilità.

Il campo è il mondo e noi siamo chiamati ad attraversarlo senza paura, ma con la speranza di chi sa che anche attraverso la nostra piccola opera, potremo renderlo più bello.

(don Walter Magnoni)

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“Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano”. In queste parole di Gesù c’è un prospettiva teologica, il richiamo al fatto che il giudizio sulla salvezza si avrà solo all’ultimo giorno e che le opere di bene possono crescere anche in mezzo ad una realtà negativa. Ma, in questa come nelle altre parabole di questo brano evangelico, c’è anche un richiamo di buon senso: richiamare ogni persona che dalle piccole cose, come un grano di senape o un pugno di lievito, possono nascere anche grandi realtà di bene. Così anche nella realtà economica e sociale: anche le scelte apparentemente di piccola portata possono fare da moltiplicatore; investimenti anche limitati  possono attirare altri investimenti creando realtà competitive e preziosi posti di lavoro. La quotidianità è fatta, almeno apparentemente, di piccoli gesti, di piccole scelte, di piccole decisioni: ma ognuna di queste può essere una molla che fa scattare altri gesti, altre scelte, altre decisioni. Soprattutto ora, con il mondo interconnesso è importante la responsabilità per quello che sia fa e per quello che si dice. “Le parole – ha ammonito recentemente Mario Draghi – possono provocare costi e danni”. Il riferimento era alle parole dei politici, ma vale anche per ognuno di noi.

(Gianfranco Fabi)