una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

31 maggio 2020

 

EPISTOLA Prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 12, 1-11

Riguardo ai doni dello Spirito, fratelli, non voglio lasciarvi nell’ignoranza. Voi sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare senza alcun controllo verso gli idoli muti. Perciò io vi dichiaro: nessuno che parli sotto l’azione dello Spirito di Dio può dire: «Gesù è anàtema!»; e nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo. Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Giovanni 14, 15-20

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi».

Siamo diversi, ma lo Spirito investe tutti coloro che lo invocano ed in ciascuno si realizza una manifestazione dello Spirito. Tutto questo, dice San Paolo, “per il bene comune”. Nella festa di Pentecoste mi piace pensare che la fantasia del nostro Dio doni agli uomini di realizzare il bene comune attraverso l’apporto di ciascuno. Anche i più fragili e quelli apparentemente meno dotati possono concorrere a quest’opera. La stima reciproca permette a ciascuno di dare il meglio di sé, invece l’invidia può frenare la realizzazione del bene comune.

In questo tempo dove dobbiamo camminare per la città muniti di mascherine, siano i nostri occhi a esprimere il desiderio di bene che c’è in noi. Siano i nostri cuori a condurci verso atti di generosità e condivisione con chi è maggiormente in difficoltà. Siano le nostre orecchie pronte ad ascoltare il grido dei poveri. Sia il nostro olfatto disposto ad assaporare il profumo di Dio.

Insieme, ciascuno lasciandosi guidare dall’azione dello Spirito, potremo rendere più bella la casa comune che ci è stata affidata.

(don Walter Magnoni)

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Nel dipinto di Tiziano Vecellio nella Basilica di Santa Maria della Salute a Venezia si ritrovano i due elementi che caratterizzano l’immagine della Pentecoste. La discesa dello Spirito santo viene infatti normalmente raffigurata o con le lingue di fuoco o come una colomba. La forma di "lingue di fuoco" (Atti 2:3), indica il potere miracoloso del messaggio degli apostoli e il cambiamento radicale nelle loro vite. L'immagine dello Spirito come una colomba si rifà alla narrazione evangelica del battesimo di Gesù e simboleggia il Salvatore che porta la pace all'umanità per mezzo del Suo sacrificio. La colomba proviene anche dal resoconto del Diluvio e dell'Arca quando Noè mandò in volo una delle colombe che tornò con un ramoscello d'ulivo nel becco. Da allora la colomba e l’ulivo sono considerati un simbolo di pace. E oggi, come raffigurare lo Spirito Santo? Forse più che di immagini, comunque utili, sarebbe opportuno credere che ci sia, che venga a farci proseguire sulla strada aperta dalla Resurrezione, che ci dia il dono di capire il senso della vita di ciascuno di noi senza lasciarci travolgere dalle circostanze, dai pregiudizi o dalle ideologie

(Gianfranco Fabi)