una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

3 maggio 2020

 

EPISTOLA Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani 10, 11-15

Fratelli, dice la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso». Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato». Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci? E come lo annunceranno, se non sono stati inviati? Come sta scritto: «Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene!».


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Giovanni 10, 11-18

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

C’è una grande differenza tra chi dà la vita e chi dalla vita prende. La logica di Gesù è quella della gratuità e del dono. È lo stile che Benedetto XVI fa suo nel terzo capitolo di Caritas in veritate quando parla di economia. Invece. Il mercenario rimanda al paradigma tecnocratico dominante denunciato da Papa Francesco nella Laudato si’. Il mercenario è preoccupato solo di sé e dei suoi interessi. Agisce senza gratuità e non conosce lo spirito di dedizione.

Essere cristiani significa imparare a dare la vita per gli altri, avere cura delle persone. Papa Francesco utilizzò questa pagina in un suo memorabile discorso, fatto a Genova all’Ilva il 27 maggio 2017, e distinse tra imprenditore e mercenario. In quel discorso, che suggerisco a tutti di rileggere, in un passaggio disse: «L’imprenditore non deve confondersi con lo speculatore: lo speculatore è una figura simile a quella che Gesù nel Vangelo chiama “mercenario”, per contrapporlo al Buon Pastore. Lo speculatore non ama la sua azienda, non ama i lavoratori, ma vede azienda e lavoratori solo come mezzi per fare profitto. Usa, usa azienda e lavoratori per fare profitto. […] Oggi ci sono tanti veri imprenditori, imprenditori onesti che amano i loro lavoratori, che amano l’impresa, che lavorano accanto a loro per portare avanti l’impresa, e questi sono i più svantaggiati da queste politiche che favoriscono gli speculatori. Ma gli imprenditori onesti e virtuosi vanno avanti, alla fine, nonostante tutto».

(don Walter Magnoni)

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In questa parabola Gesù introduce la figura del mercenario. Una persona pagata per compiere un servizio, in particolare, come afferma la Treccani, “che presta la propria opera dietro compenso, e al solo fine di essere pagata, senz’altro interesse che quello del guadagno. Si riferisce di solito ad attività e prestazioni che dovrebbero essere svolte liberalmente, gratuitamente, o nelle quali il compenso non dovrebbe essere l’interesse principale.” Con mercenario si indica il soldato, il cavaliere di ventura, il combattente al soldo di uno stato che non è la propria patria. Una pratica diffusa almeno fino al 18mo secolo. E allora chi sono i mercenari di oggi? L’elenco potrebbe essere molto lungo. Quando il denaro diventa un fine e non uno strumento; quando il guadagno viene messo al primo posto, ben prima dell’utilità sociale o del bene comune; quando la finanza continua a pretendere di fare i soldi con i soldi; quando si è disposti a qualunque menzogna pur di raggiungere il potere. La società di oggi, che sta cercando a fatica di superare la pandemia, deve avere il coraggio di chiudere la porta ai mercenari. 

(Gianfranco Fabi)

Carissimi Soci ed Amici

nei giorni scorsi stavamo preparando la consueta comunicazione sui programmi e le attività della nostra Sezione per i mesi di marzo ed aprile, quando l' aggravarsi  della pandemia provocata dal Covid-19 ci ha costretto a rimandare a data destinarsi ogni iniziativa ed attività incluso il Consiglio Direttivo.
Nel rispetto quindi del recente Decreto Ministeriale, vi comunichiamo che ci attiveremo a rielaborare tutti i nostri programmi quando la situazione, speriamo,  si sarà normalizzata e, comunque, per date successive ai primi giorni del prossimo mese di aprile.

Con i nostri migliori auguri di affrontare questo difficile periodo con tanta determinazione, ma anche con tanta serenità, inviamo a tutti i più cordaili saluti

Luciano Martucci e Luigi Bettonica. 

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