una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 5 aprile 2020

EPISTOLA Lettera di San Paolo Apostolo ai Colossesi 1, 15-20

Fratelli, Cristo è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono. Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa. Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose. È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Giovanni 12, 12-16

In quel tempo. La grande folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!». Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: «Non temere, figlia di Sion! Ecco il tuo re viene, seduto sopra un puledro d’asina». I suoi discepoli al momento non compresero queste cose; ma quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che di lui erano state scritte queste cose e che a lui essi le avevano fatte.

Quest’anno in nessuna Chiesa ci sarà la processione con la benedizione degli ulivi e queste pagine – riservate alla messa solenne – non verranno lette (al loro posto ci saranno quelle della messa del giorno dove si ricorda l’unzione di Betania).

Credo sia lo stesso significativo poterle commentare anche perché danno il senso liturgico alla cosiddetta “domenica delle palme” ed è proprio in virtù del gesto di grande accoglienza che la folla festante riserva a Gesù. Questo richiamo ai rami di palme dà il tono alla solennità che è da sempre molto sentita dalle persone. Normalmente in tante Chiese c’è più partecipazione in questa domenica che a Pasqua.

A me di questo testo ha sempre colpito il repentino cambiamento di tono. Lo leggo e penso: questa gente dice “Osanna”, dopo poco tempo griderà “sia crocifisso”. Come è possibile vivere sempre e solo di emozioni?

Gesù invece viene a portarci un senso profondo al nostro vivere che dovrebbe orientare anche il nostro sentire.

A proposito di emozioni, sarebbe importante che nella preghiera chiedessimo a Dio di aiutarci a leggere questo tempo del Coronavirus per tornare poi a vivere con maggiore consapevolezza circa il dono della libertà e della cura per ogni essere che abita si questa terra.

(don Walter Magnoni)

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Un re in groppa a un’asina. Una grande folla in festa. E i suoi discepoli che non capivano. Non sono poche le cose che ancora oggi non capiamo non solo dei Vangeli, ma anche della vita di oggi, del cammino dei cristiani in questo mondo sconvolto dalla pandemia. Con la vita, nostra e di tutti, legata a un filo invisibile, dipendente come non mai da un’aberrazione della natura che si è rivolta contro l’umanità. Una natura che l’umanità era chiamata, rispettandola, a mettere al proprio servizio. Ci possono essere tante spiegazioni scientifiche, tecniche, mediche, per spiegare quanto è successo. Ma ci sono innumerevoli cose che non capiamo e non capiremo razionalmente. E allora resta la fede e la misericordia. Resta la necessità di riscoprire l’umanità che c’è in ciascuno di noi. Ricordando le parole del Papa alla benedizione in Piazza San Pietro: "Impauriti e smarriti, chiamati a remare insieme. Da settimane sembra che sia scesa la sera. (…) Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme".

(Gianfranco Fabi)