una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 15 marzo 2020

EPISTOLA Lettera di San Paolo Apostolo ai Gàlati 3, 6-14

Fratelli, come Abramo «ebbe fede in Dio e gli fu accreditato come giustizia», riconoscete dunque che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede. E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i pagani per la fede, preannunciò ad Abramo: «In te saranno benedette tutte le nazioni». Di conseguenza, quelli che vengono dalla fede sono benedetti insieme ad Abramo, che credette. Quelli invece che si richiamano alle opere della Legge stanno sotto la maledizione, poiché sta scritto: «Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della Legge per metterle in pratica». E che nessuno sia giustificato davanti a Dio per la Legge risulta dal fatto che «il giusto per fede vivrà». Ma la Legge non si basa sulla fede; al contrario dice: «Chi metterà in pratica queste cose, vivrà grazie ad esse». Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poiché sta scritto: «Maledetto chi è appeso al legno», perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani e noi, mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito.


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Giovanni 8, 31-59

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio». Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo? ». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.  

Il dialogo è tra Gesù e i Giudei che gli avevano creduto. Eppure nel breve spazio di una conversazione la situazione muta. Un po' come quello che sta accadendo qui da noi nel tempo del corona virus. In un paio di settimane tutto è mutato. Nello scorrere lento del tempo, dentro la routine dei giorni, accadono fatti che mutano repentinamente io quadro. Gesù dice parole profonde, ma gli interlocutori si sentono toccati nel nervo scoperto e reagiscono con una violenza imprevista.
Gesù chiede a questi uomini di rimanere nella Parola, di dimorare in Dio. Solo agendo così è possibile conoscere la verità e diventare liberi.
Ma il tema della libertà è precisamente il punto di distanza tra Gesù e i Giudei. Questi ultimi sono schiavi ma non sanno di esserlo. Il peccato è entrato in loro e il Padre ha mandato il Figlio nel mondo per salvare l’uomo peccatore.
È una pagina da leggere sentendo che parla a noi oggi. Questo Vangelo va contemplato e con umiltà dobbiamo chiedere a Dio: liberaci dal male che commettiamo. Signore, insegnaci a dimorare in Te, fa che il nostro io impari l’arte di rimpicciolirsi per lasciare più spazio alla Parola e alla cura dei fratelli.
Questo tempo del corona virus sia occasione propizia per pregare di più chiedendo il dono dell’umiltà.

(don Walter Magnoni)

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“Raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui”. Finisce così il dialogo tra Gesù e i Giudei. Una reazione violenta. Ma si potrebbe dire che Gesù se l’era cercata. Le sue frasi sono una palese provocazione verso il modo di pensare di quel tempo…. e di oggi.
Gesù esalta l’irrazionale: “Non ci sarà morte in eterno”, sfida l’impossibile: “conosco Dio”, accusa di infedeltà quelli che si ritenevano essere custodi della verità: “Non siete da Dio”. Tentare di prenderlo a sassate era il minimo che ci si poteva attendere.
Irrazionale e impossibile sembra anche oggi la fede in una società che, come diceva il card. Biffi, “ha smesso di credere in Dio e ora può credere a tutto”. Ma irrazionale e impossibile sono due giudizi che appartengono alla pigrizia del pensiero umano, mentre credere nel Cristo e nella sua salvezza appartiene al coraggio della fede.

(Gianfranco Fabi)