una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

24 giugno –


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Giovanni 12, 35-50

In quel tempo. Il Signore Gesù disse alla folla: «Ancora per poco tempo la luce è tra voi. Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce». Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose loro.

Sebbene avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia:

«Signore, chi ha creduto alla nostra parola? / E la forza del Signore, a chi è stata rivelata?». / Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse: / «Ha reso ciechi i loro occhi / e duro il loro cuore, / perché non vedano con gli occhi / e non comprendano con il cuore / e non si convertano, e io li guarisca!».

Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui. Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga. Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio.

Gesù allora esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

La contrapposizione tra luce e tenebre è uno dei temi tipici di Giovanni. Già nel prologo è presente questo aspetto. Gesù è la luce vera che “illumina ogni uomo” (Gv 1,9). Nel dire “ancora per poco tempo la luce è tra voi”, Gesù preannuncia quello che da lì a poco sarebbe accaduto, ovvero i fatti della passione e morte di Gesù. È molto bello l’invito a credere nella luce, ovvero a credere nel Dio di Gesù Cristo, per divenire figli della luce. Quando un bimbo viene battezzato, tra i riti esplicativi c’è la luce, segno del Dio che vince le tenebre della morte. In una stagione come quella odierna credo che sia importante sforzarsi di essere persone luminose, capaci di lasciarsi illuminare dalla luce di Cristo. Il rischio di vivere senza Dio, brancolando nel buio del non senso e perdendo di visione, appare come una delle tentazioni anche del nostro tempo. La ricerca di Dio diventi ricerca di luce, capacità di scorgere il futuro che il Signore ha preparato per la nostra generazione.
(don Walter Magnoni)

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“Non sono venuto a condannare il mondo, ma per salvare il mondo.” C’è in queste parole qualcosa di più di una promessa, c’è un’indicazione di comportamento quotidiano che puó riguardare l’esperienza di ciascuno di noi. Quante volte di fronte a un problema, a un piccolo incidente, a un fatto imprevisto, la prima cosa che chiediamo è: chi è stato? Come se fosse più importante intentare un processo alle colpe piuttosto che cercare di limitare le conseguenze, rimediare al danno o al problema, verificare che cosa non ha funzionato nell’organizzazione o nella struttura. Chi è stato? Anche nei comportamenti manageriali la ricerca del “colpevole” viene spesso prima dell’individuazione degli elementi che hanno determinato o almeno facilitato l’evento. Eppure quando qualcosa non va alla base puó esserci spesso un difetto organizzativo. É a questo punto che il manager viene allo scoperto. Se è capace di guardare ai problemi non loro complesso e non solo ad esercitare un potere. Il più grande esperto di teorie manageriali, Peter Drucker, sottolinea spesso nei suoi testi che l’organizzazione non ha nulla a che fare con il potere, ma con la responsabilità.

(Gianfranco Fabi)