una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

1 novembre 2020

 

EPISTOLA Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani 8, 28-39

Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati. Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi! Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto: «Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello». Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Matteo 5, 1-12a

In quel tempo. Vedendo le folle, il Signore Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Quando ero un bambino non amavo molto leggere, ma le vite dei santi le divoravo e rimanevo affascinato dalle storie che leggevo. La festa di tutti i santi ci ricorda che la santità non è solo la vita rara di persone eccezionali che hanno cambiato la storia, ma è qualcosa che tocca le quotidianità di tante vite. Ci sono dei santi “famosi” che destano ammirazione per l’eroicità delle loro esistenze, a volte concluse col martirio. Ma accanto a loro troviamo i santi della porta accanto, quelli che abitano le nostre città e che vivono pienamente il Vangelo e spirito delle beatitudini.

Leggo “beati i poveri…” e penso all’imprenditore milanese Marcello Candia. È una delle figure che mi ha sempre affascinato. Una vita di preghiera e dedizione agli altri, conclusasi in Brasile a fianco dei più poveri.

Potrebbe essere bello leggere le beatitudini e pensare a volti che magari abbiamo conosciuto, persone semplici che hanno vissuto da santi. Ogni città ha i suoi santi e questi ci mostrano due cose: 1. Tutti possiamo diventare santi; 2. Chi vive pienamente secondo lo spirito cristiano mostra che il Vangelo è davvero portatore di “beatitudine”.

(don Walter Magnoni)

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Il discorso delle beatitudini non è rivolto solo alle singole persone, ma è anche un discorso politico e sociale. Lo spiega l’ultima enciclica del Papa, “Fratelli tutti” in cui si sottolinea come la politica non si riduce alla disputa per il potere e alla divisione dei poteri. Forse con una frase sorprendente dice: “Anche in politica c’è posto per l’amore con tenerezza: per i più piccoli, i più deboli, i più poveri; loro devono capirci e avere il “diritto” di riempire i nostri cuori e le nostre anime; sì, sono nostri fratelli e come tali dobbiamo amarli e trattarli così”(194) E si chiede cos’è la tenerezza e risponde: “è l’amore che si fa prossimo e concreto; è un movimento che parte dal cuore e arriva agli occhi, alle orecchie, alle mani”(196). Questo ci ricorda la frase di Gandhi, una delle ispirazioni del Papa, accanto a San Francesco, Luther King, Madre Teresa: la politica è una dinamica d’amore verso le persone, è un’attenzione alla cura delle cose comuni, del bene comune.

(Gianfranco Fabi)