una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 23 febbraio 2020

EPISTOLA Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani 8, 1-4

Fratelli, non c’è nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Perché la legge dello Spirito, che dà vita in Cristo Gesù, ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte. Infatti ciò che era impossibile alla Legge, resa impotente a causa della carne, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della Legge fosse compiuta in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito.


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Luca 15, 11-32

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Questa pagina ci parla delle fatica relazionale. Il rapporto tra padre e figli, il rapporto tra fratelli e la relazione coi beni materiali.

Il figlio più giovane vive la tentazione della libertà intesa come un andare per le strade che l’istinto suggerisce senza avere legami da curare, ma col solo desiderio di godere. Questa libertà si rivela una grande finzione: promette ciò che non può mantenere e la storia porta tanti esempi di uomini devastati da questo sogno materialista e individualista.

Il figlio maggiore resta ingabbiato nelle redini di una legge vissuta senza cuore, un’obbedienza dove l’amore non cresce. Il suo cuore non è libero e il fratello è visto con occhio invidioso. C’è tristezza e rabbia nel suo parlare. Non è capace di fare festa senza imparare l’arte del perdono.

Il padre è la figura più bella: uomo libero e liberante che vive il rapporto coi beni materiali senza venirne imprigionato e che semplicemente vuole insegnare ai figli un modo di vivere nello stile del Padre che ci ha creati.

(don Walter Magnoni)

.-.-.-.

Questa pagina del Vangelo è veramente una buona notizia per noi. Nel figliol prodigo ci possiamo riconoscere, nella tentazione di dettare noi le regole della nostra vita. Ma il padre è sempre pronto ad accoglierci, a fare festa per il nostro ritorno. Ma ci possiamo riconoscere anche nel fratello che è sempre rimasto a casa e che muore d’invidia per una festa secondo lui del tutto immeritata e ingiustificata. Come scrive Enzo Bianchi: “questa è una parabola non solo aperta, ma nel conflitto delle interpretazioni ci fa entrare e non ci lascia più andar via senza che noi ci mettiamo all'interno di questa parabola e ci identifichiamo o col figlio primo che se n'è andato o con quello che è sempre restato. Forse la cosa migliore da dire è che ognuno di noi nella sua vita oscilla e qualche volta assume l’immagine del figlio che se ne va nella ribellione al padre, e qualche volta sta a casa, ma come un salariato che non conosce il volto di Dio”. M      a comunque, ed questa è la buona notizia, di fronte alla diversità dei due figli, il Padre è sempre disponibile a condividere la sua vita.

(Gianfranco Fabi)

Carissimi Soci ed Amici

nei giorni scorsi stavamo preparando la consueta comunicazione sui programmi e le attività della nostra Sezione per i mesi di marzo ed aprile, quando l' aggravarsi  della pandemia provocata dal Covid-19 ci ha costretto a rimandare a data destinarsi ogni iniziativa ed attività incluso il Consiglio Direttivo.
Nel rispetto quindi del recente Decreto Ministeriale, vi comunichiamo che ci attiveremo a rielaborare tutti i nostri programmi quando la situazione, speriamo,  si sarà normalizzata e, comunque, per date successive ai primi giorni del prossimo mese di aprile.

Con i nostri migliori auguri di affrontare questo difficile periodo con tanta determinazione, ma anche con tanta serenità, inviamo a tutti i più cordaili saluti

Luciano Martucci e Luigi Bettonica. 

© 2018 Ucid  Milano