una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 16 febbraio 2020

EPISTOLA Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani 7, 1-6a

O forse ignorate, fratelli – parlo a gente che conosce la legge – che la legge ha potere sull’uomo solo per il tempo in cui egli vive? La donna sposata, infatti, per legge è legata al marito finché egli vive; ma se il marito muore, è liberata dalla legge che la lega al marito. Ella sarà dunque considerata adultera se passa a un altro uomo mentre il marito vive; ma se il marito muore ella è libera dalla legge, tanto che non è più adultera se passa a un altro uomo.
Alla stessa maniera, fratelli miei, anche voi, mediante il corpo di Cristo, siete stati messi a morte quanto alla Legge per appartenere a un altro, cioè a colui che fu risuscitato dai morti, affinché noi portiamo frutti per Dio. Quando infatti eravamo nella debolezza della carne, le passioni peccaminose, stimolate dalla Legge, si scatenavano nelle nostre membra al fine di portare frutti per la morte. Ora invece, morti a ciò che ci teneva prigionieri, siamo stati liberati dalla Legge per servire secondo lo Spirito, che è nuovo.


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Giovanni 8, 1-11

In quel tempo. Il Signore Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Gesù viene messo alla prova giocando sulla pelle di una donna. Accusano la donna per avere motivi di accusa verso Gesù. Gesù pensa, scrive per terra e prova ad agire sulle coscienze degli accusatori. Parafrasando le parole del Maestro è come se dicesse: “inizi a lapidare la donna chi di voi è così puro da non avere nessun peccato”. Con questo escamotage sarebbe stato difficile per ogni presente iniziare a lanciare pietre. Ogni uomo che riflette sulla propria via difficilmente può dire in coscienza di essere davvero senza peccato. Gesù rimanda all’interiorità di ogni uomo e ottiene l’effetto sperato: la donna è salva. Però poi, rivolgendosi alla donna aggiunge: anche io non ti condanno, va’ e d’ora in poi non peccare più.

Gesù perdona, ma insieme invita la donna a convertirsi. Nelle sue parole scorgiamo la differenza tra la condanna del peccato e la misericordia verso il peccatore. Nel desiderio di Gesù il perdono dovrebbe essere via che apre a passi di conversione.

(don Walter Magnoni)

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“Chi di voi è senza peccato?” Una domanda che è insieme un’affermazione. Il peccato è una dimensione dell’umanità. Nessuno è senza peccato, come ci ricorda l’episodio evangelico dell’adultera. Ma nello stesso tempo il peccato non è una condanna: ma bisogna averne coscienza e impegnarsi “per non peccare più”. Papa Pio XII sottolineava settant’anni fa  che “il più grave peccato dell’uomo moderno è l’aver perso il senso del peccato”. Un’affermazione che in questo terzo millennio è ancora più vera. Perché hanno fatto grandi passi avanti il soggettivismo e il relativismo: la fede, quando va bene, è considerata qualcosa da vivere nell’intimità e nella discrezione. E il peccato è diventato qualcosa di antico, un soprammobile impolverato. Ma senza accorgersi che smarrire il senso del peccato porta inevitabilmente a perdere di vista il senso della vita.

(Gianfranco Fabi)