una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 9 febbraio 2020

EPISTOLA Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani 4, 13-17

Fratelli, non in virtù della Legge fu data ad Abramo, o alla sua discendenza, la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che viene dalla fede. Se dunque diventassero eredi coloro che provengono dalla Legge, sarebbe resa vana la fede e inefficace la promessa. La Legge infatti provoca l’ira; al contrario, dove non c’è Legge, non c’è nemmeno trasgressione. Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto er quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi – come sta scritto: «Ti ho costituito padre di molti popoli» – davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono.


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Giovanni 4, 46-54

In quel tempo. Il Signore Gesù andò di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao.
Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia».
Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Nel Vangelo di Giovanni questo è il “secondo segno” che Gesù compie. Il “primo segno” fu quello della trasformazione dell’acqua in vino sempre a Cana. I due racconti hanno struttura simile: rispettivamente una madre (Maria) e un padre (in questo brano) presentano il bisogno di un terzo. Gesù dà un ordine che è accolto, si prende atto del prodigio e “scatta” la fede.

Gesù in questa pagina guarisce a distanza, solo con la potenza della Parola: “va’, tuo figlio vive”. Appare molto bella la figura del padre del ragazzo che, senza fare obiezioni, crede alla Parola e si mette in cammino.

Quel padre narra lo stile di fede che dovremmo fare nostro ogni giorno.

Anche a noi è chiesto di essere veri ascoltatori della Parola che si mettono in cammino e cercano di vivere credendo a quanto Dio dice alla nostra vita. Penso a quando Gesù dice a Simon Pietro di prendere il largo e gettare le reti per la pesca. Anche in quel caso il miracolo avviene perché Pietro si fida e compie il gesto comandatogli dal Maestro.

(don Walter Magnoni)

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“Tuo figlio vive!” Tre volte in poche righe quest’affermazione diventa la risposta esplicita e concreta al messaggio di fede e di speranza nel cammino di Gesù. E diventa un inno alla vita. La richiesta semplice e spontanea di un funzionario del re mette al centro il valore del bene più alto che ci è stato donato. E fa ricordare le parole dell’Inno alla vita, la poesia di Madre Teresa di Calcutta: “La vita è un’opportunità, coglila. / La vita è bellezza, ammirala. / La vita è beatitudine, assaporala. / La vita è un sogno, realizzalo / La vita è una sfida, affrontala./ La vita è un dovere, compilo./ La vita è un gioco, giocalo / La vita è una promessa, mantienila. / La vita è dolore, superalo./ La vita è una canzone, cantala. / La vita è una lotta, accettala./ La vita è un’avventura, sfidala / La vita è fortuna, creala / La vita è troppo preziosa, non distruggerla / La vita è vita, difendila “.

(Gianfranco Fabi)

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