una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 2 febbraio 2020

EPISTOLA Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani 15, 8-12

Fratelli, Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto: «Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome». E ancora: «Esultate, o nazioni, insieme al suo popolo». E di nuovo: «Genti tutte, lodate il Signore; i popoli tutti lo esaltino». E a sua volta Isaia dice: «Spunterà il rampollo di Iesse, colui che sorgerà a governare le nazioni: in lui le nazioni spereranno».


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Luca 2, 22-40

In quel tempo. Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio «una coppia di tortore o due giovani colombi», come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Simeone e Anna sono due splendidi esempi di persone sagge e piene di Spirito Santo. Dopo una vita tutta tesa a servire Dio sanno riconoscere la divinità di quel bimbo che la grazia fa loro incontrare. Gli uomini e le donne “spirituali” sono precisamente quelle che agiscono sotto la guida dello Spirito e sanno scorgere i segni dei tempi. Il nostro tempo mendica testimoni dello Spirito che narrano i segni della presenza di Dio nella storia.

Simeone attendeva quel momento e visto Gesù esce con un cantico dove riconosce che in quell’incontro la sua vita si è ormai compiuta. Ora posso andarmene in pace perché i miei occhi hanno visto la salvezza di Dio. Anna esce con parole di lode, il suo cuore si colma di gioia.

Il futuro della Chiesa passa anche da anziani pieni di Spirito che trasmettono ai giovani la bellezza del credere in Gesù Cristo.

(don Walter Magnoni)

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“Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui”. Dopo l’intervento di Gesù tra i dottori e quello delle nozze di Cana, nei Vangeli delle scorse settimane, in questo nuovo episodio della vita giovanile di Gesù si mette ancora una volta in luce lo stupore di Maria e di Giuseppe che non sembrano non rendersi conto della natura e del destino del proprio figlio. Soprattutto perché l’avventura del Cristo non poteva che sfuggire alle tradizionali logiche umane e familiari. Lo stupore di chi lo incontra accompagna comunque tutto il cammino di Gesù. Con una presenza fuori dagli schemi, una presenza che non è mai marginale, ma che spesso cambia la vita delle persone.  E lo stupore dovrebbe accompagnare ancora oggi chi si avvicina al Cristo. Perché in questa società dove in apparenza domina la ragione, dove gli interessi sono quelli del denaro e del successo, dove vince che gioca sull’immagine è sempre più rivoluzionario un messaggio fondato sull’incontro, sulla comunità, sull’amore.

(Gianfranco Fabi)

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