una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 26 gennaio 2020

EPISTOLA Lettera di San Paolo Apostolo ai Colossesi 3, 12-21

Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie! La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre. Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Luca 2, 41-52

In quel tempo. I genitori del Signore Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

A dodici anni Gesù inizia ad avere consapevolezza che il Padre lo sta chiamando a una missione. L’evento del tempio lo rivela, mostrando il comprensibile disorientamento dei genitori. Eppure da questo episodio all’inizio della vita pubblica di Gesù passeranno ancora circa diciotto anni nei quali egli vivrà la cosiddetta vita nascosta di Nàzaret. Gesù intuisce già da ragazzo la sua “vocazione”, ma lascia che questa autocoscienza cresca progressivamente. Il tempo di Nàzaret è una stagione preziosa di apprendimento nell’umiltà e nel nascondimento.

Ogni vocazione chiede tempo e la fretta non è mai di aiuto. Inoltre, ci piace pensare che Maria che “custodiva tutte queste cose nel suo cuore”, continuasse a pregare per questo figlio che ben conosceva. Credo che da Maria ogni madre possa apprendere l’arte dell’accompagnare con fede e discrezione il cammino che Dio ha pensato per i propri figli. Quanto è difficile per ogni genitore anteporre alle legittime attese il desiderio che si compia la volontà del Padre. Maria ci è compagna e maestra.

(don Walter Magnoni)

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“Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro”. Come descrive l’evangelista Luca, in questo episodio sembra quasi che Gesù ormai adolescente prenda in giro i suoi genitori. Ma poi si ravvede e “stava loro sottomesso”.  Il rapporto con i genitori viene subito riallacciato anche se Gesù, così come nell’episodio della scorsa settimana con le nozze di Cana, usa un linguaggio che sembra aspro (“Donna, che vuoi da me”), quasi adirato. Non sembra solo un conflitto tra genitori e figli, ma anche un conflitto di Gesù con se stesso, pienamente uomo e pienamente Dio. Questi due fattori di conflitto sono in fondo la fede e la ragione, entrambe indispensabili in un corretto cammino di vita, la fede e la ragione che possono trovare la loro sintesi perché sono entrambe importanti, anzi fondamentali per la vita dell’uomo. Sono due forze che si sostengono a vicenda, come sottolinea l’enciclica di San Giovanni Paolo II “Fides et ratio”, e che aiutano a superare gli ostacoli del dubbio e dell’incertezza. Anche se il problema del nostro tempo non è solo quello che si sta inaridendo la fede, è anche quello che si sta perdendo la ragione per lasciare spazio all’emotività e al rancore.

(Gianfranco Fabi)