una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 19 gennaio 2020

EPISTOLA Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani 8, 22-27

Fratelli, sappiamo che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Nella speranza infatti siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo? Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza. Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Giovanni 2, 1-11

In quel tempo. Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».

Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Solo l’evangelista Giovanni narra l’episodio di Cana di Galilea. Silvano Fausti nel suo commento a questo episodio afferma giustamente: “questa scena iniziale vuol farci comprendere che Dio è scandalosamente diverso da quello che noi pensiamo”. È un testo che mostra la gratuità e la grandezza del dono. Giovanni presenta l’episodio come il primo dei segni di Gesù. Tutto avviene il terzo giorno che è nei Vangeli quello della risurrezione. A Cana Gesù manifesta la gloria di Dio e mostra come attraverso di lui, l’uomo può ritrovare la gioia perduta.

Vorrei concludere sottolineando il ruolo fondamentale di Maria che qui si fa intercessore presso il Figlio: “non hanno vino”. In queste parole, la Madre chiede a Gesù che intervenga per riportare all’uomo che ha perso la gioia, il senso del suo vivere.

Gesù interviene e “i suoi discepoli credettero in lui”. Anche noi crediamo che Cristo sia il fondamento della vera gioia.

(don Walter Magnoni)

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Il matrimonio è troppo importante per essere messo in crisi proprio all'inizio. Il messaggio delle nozze di Cana va oltre la cerimonia per diventare una chiara esaltazione del valore dell’unione sacramentale tra un uomo e una donna. Quel matrimonio era una grande festa e l’intervento di Gesù ha contribuito a farla proseguire nel migliore dei modi. Oggi non possiamo nasconderci che sul matrimonio arrivano molte nubi. Ne ha parlato il Papa in quell’esortazione apostolica “Amoris laetitia” che resta un punto di riflessione fondamentale. Guardando le statistiche vediamo che in questi ultimi anni in Italia i matrimoni sono addirittura aumentati. Tutto bene quindi? In verità non troppo. In primo luogo perché questo aumento è dovuto essenzialmente alla crescita delle seconde o terze nozze, cioè a matrimoni in cui uno o entrambi sono divorziati. In secondo luogo perché vi è una forte contrazione dei matrimoni religiosi mentre crescono i matrimoni civili che permettono il divorzio breve dopo soli sei mesi di separazione consensuale. E nello stesso tempo continuano a diminuire le nascite: meno di mezzo milione all’anno mentre nei primi anni del dopoguerra si era superata quota un milione.

Il concetto di famiglia stabile, duratura, generatrice rischia di essere sempre più compromesso. Un segnale d’allarme non solo per la Chiesa, ma per l’intera società.

(Gianfranco Fabi)