una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

17 giugno –


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Matteo 22, 1-14

In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Dio desidera che ogni uomo possa entrare nel “Regno dei cieli”. Quel Regno che Gesù invita a cercare come prima cosa e che viene annunziato come promessa per ogni persona che crede nel Vangelo.

L’uomo contemporaneo però, come quelli della pericope odierna, talora appare distratto dalla contingenza del vivere e non si cura di questo invito, anzi a volte mostra pure segni d’insofferenza.

Però il brano presenta anche il particolare dell’invitato sorpreso senza “l’abito nuziale” e gravemente punito. Di primo acchito appare la distanza tra il desiderio di avere tutti alle nozze e la rigorosità dell’abito. Come potrebbe un uomo colto di sorpresa dall’invito a nozze parteciparvi con un abito adeguato?

Il testo va colto nel suo significato simbolico e l’abito rimanda al latino “habitus”, ovvero le abitudini, le virtù. Quale “abito” è richiesto? L’invito è alla vigilanza e alla cura di uno stile di vita conforme al Vangelo. Dio chiama tutti e la salvezza è sempre opera della grazia divina, ma a noi è chiesto di combattere i vizi con una vita virtuosa dove ci sforziamo di attraversare questa terra il più possibile fedeli ai comandamenti del Signore, in primis quello di amare come lui ha amato noi.
(don Walter Magnoni)

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Tra i temi di questo brano evangelico c’è in primo piano quello della vocazione, della chiamata, dell’invito. Non c’è solo l’autorevolezza del richiamo, è l’autorità del re che invita alle nozze, c’è anche la libertà di rispondere, una libertà tuttavia che diventa prevaricazione quando si spinge fino ad uccidere i servi o a presentarsi alle nozze vestiti come si va in spiaggia.  

L’invito a nozze può tuttavia essere paragonato anche ad un intervento dello Stato, ad un sussidio, ad un reddito per aiutare chi non ha lavoro. Ma il più grande vantaggio che può essere offerto all’uomo non è di dargli il bene, ma di rendere possibile che egli stesso sia l’autore di questo bene. Lo sottolineava Antonio Rosmini negli anni della prima rivoluzione industriale. L’intervento dello Stato, doveroso per affrontare i casi più clamorosi di ingiustizia sociale, deve comunque restare limitato, temporaneo ed eccezionale: un intervento che va esercitato “con prudenza” e affiancato comunque sia a un coerente sostegno alla beneficenza privata, sia ad azioni che stimolino ciascuno a mettere a frutto le proprie capacità. Lo Stato non può avere come obiettivo quello di un’uguaglianza attraverso la ridistribuzione delle ricchezze: “La beneficenza governativa, ha scritto Rosmini, può riuscire, anziché di vantaggio, di grave danno, non solo alla nazione, ma alla stessa classe indigente che si pretende beneficiare”. Perché chi ha il beneficio di un invito (o di un reddito) deve almeno rispondere mettendosi il vestito giusto.

(Gianfranco Fabi)

Carissimi Soci ed Amici

nei giorni scorsi stavamo preparando la consueta comunicazione sui programmi e le attività della nostra Sezione per i mesi di marzo ed aprile, quando l' aggravarsi  della pandemia provocata dal Covid-19 ci ha costretto a rimandare a data destinarsi ogni iniziativa ed attività incluso il Consiglio Direttivo.
Nel rispetto quindi del recente Decreto Ministeriale, vi comunichiamo che ci attiveremo a rielaborare tutti i nostri programmi quando la situazione, speriamo,  si sarà normalizzata e, comunque, per date successive ai primi giorni del prossimo mese di aprile.

Con i nostri migliori auguri di affrontare questo difficile periodo con tanta determinazione, ma anche con tanta serenità, inviamo a tutti i più cordaili saluti

Luciano Martucci e Luigi Bettonica. 

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