una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 26 maggio -

EPISTOLA Lettera agli Ebrei 7, 17-26

Fratelli, a Cristo è resa questa testimonianza: / «Tu sei sacerdote per sempre / secondo l’ordine di Melchìsedek».
Si ha così l’abrogazione di un ordinamento precedente a causa della sua debolezza e inutilità – la Legge infatti non ha portato nulla alla perfezione – e si ha invece l’introduzione di una speranza migliore, grazie alla quale noi ci avviciniamo a Dio. Inoltre ciò non avvenne senza giuramento. Quelli infatti diventavano sacerdoti senza giuramento; costui al contrario con il giuramento di colui che gli dice: / «Il Signore ha giurato e non si pentirà: / tu sei sacerdote per sempre».
Per questo Gesù è diventato garante di un’alleanza migliore.
Inoltre, quelli sono diventati sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare a lungo. Egli invece, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore.
Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli.


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Giovanni 16, 12-22

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.
Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia».

Gesù spiega che ogni cosa richiede i suoi tempi. Non sempre si può spiegare tutto immediatamente, perché non si è capaci poi di portarne il peso. I discepoli hanno tante attese nei confronti di Gesù e non sono ancora in grado di accogliere i suoi annunzi di morte e resurrezione. L’arresto di Gesù sarà uno “shock” per tutti i suoi seguaci. Tutti fuggiranno e solo Pietro continuerà a seguirlo, ma da lontano. Sotto la croce troviamo solo la Madre, il discepolo amato e poche altre persone.

Gesù ne è già consapevole: “voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia”.

Questa è la grande promessa: una tristezza infinita che diviene gioia contagiosa. Il tempo pasquale è propizio per narrare il Kerigma: quel Gesù che è morto in croce è veramente risorto. La nostra fede nasce da questo evento che apre alla speranza e riempie di gioia.

(don Walter Magnoni)

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Che cosa vuol dire camminare con Cristo? Con una persona che è stato tra di noi, ma che non possiamo più vedere? “Ancora un poco” ha detto agli apostoli, ma un poco è la nostra vita di fronte all’eternità. E allora dobbiamo camminare a fianco di una Chiesa che è partecipe delle sorti dell’uomo. E’ significativo ricordare le parole che l’Arcivescovo Mario Delpini nell’incontro con gli universitari: “Il Vescovo ha qualcosa di dire sui temi dell’economia, del lavoro e della giustizia. Qualcosa che è legato al mondo valoriale e ai motivi ispiratori del mondo della Chiesa che si rifà alla Bibbia – con il suo linguaggio sapienziale che, comunque, serve per leggere il mondo contemporaneo – e al Magistero». In specifico, quello di papa Francesco che, nell’Enciclica promulgata nel 2015, “Laudato si’”, ha indicato la categoria dell’ecologia integrale, «riguardante il mondo in cui viviamo, ma anche il rapporto dell’uomo con l’ambiente e con gli altri». Per questo, proprio l’Enciclica può essere assunta per affrontare la categoria generica di “crisi” attraverso quella che l’Arcivescovo definisce «una diagnosi profetica della situazione». Ovvio che le prime domande da porsi, in tale diagnosi, «siano relative al dove stiamo andando e quale sia il fine ultimo dello studio dell’economia e dell’organizzazione del lavoro». Fine che non può essere solo il denaro perché, come dice Gesù, non si possono servire due padroni. «È, quindi, legittimo che ogni imprenditore, insegnante e studente, si ponga la questione di chi vuole servire, se il vero Dio o il dio denaro, perché, talvolta, è come se ci fossero due tipi di dei: uno della domenica e dei giorni festivi e l’altro per i giorni dal lunedì al venerdì».  E’ proprio all’economia di tutti i giorni che dobbiamo mirare: camminando a fianco del Papa nella preparazione del grande e ambizioso incontro del prossimo anno ad Assisi sulla nuova economia.

(Gianfranco Fabi)