una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 14 aprile -

EPISTOLA agli Ebrei 12,1b-3

Fratelli, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo.


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Giovanni 11, 55 – 12, 11

In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

La cosiddetta “Domenica delle palme” è quella che precede la Pasqua. Il nome deriva dal fatto che in ogni Chiesa di rito ambrosiano si celebra una messa in cui, oltre alla processione con le palme e gli ulivi, si legge la pagina di Vangelo che narra l’ingresso di Gesù in Gerusalemme e la folla che lo osanna con rami di palme. Invece, nelle altre messe di questa domenica si medita il gesto di Maria che cosparge di profumo i piedi di Gesù e li asciuga con i suoi capelli. È un’azione, quella di Maria, di grande cura e amorevolezza e che Gesù legge già in relazione alla sua morte prossima.

Il clima che si respira in effetti è già quello dell’arresto imminente. I capi dei sacerdoti e i farisei stanno già cercando motivi per catturarlo, la condanna a morte era stata emessa dopo la resurrezione di Lazzaro ed è solo questione di tempo.

L’evangelista Giovanni ci dona anche il particolare di Giuda che protesta per lo “spreco” di profumo. Però, il testo ricorda esplicitamente che l’apostolo stava per tradire Gesù, il suo cuore è ormai corrotto e non riesce più a distinguere il bene dal male.

È una pagina da contemplare, immaginando la cena di Gesù con gli amici, il profumo che si diffonde in tutta la casa e il cuore triste di Giuda. Fuori dalla casa invece ci sono quelli che, come in agguato, attendono l’ora per “liberarsi” da quell’uomo che fa continuamente proseliti. È un testo non solo da leggere, ma da “sentire” e gustare in profondità. Colpisce la consapevolezza di Gesù: pur cosciente di quanto sta per accadere, egli rimanere pienamente presente nel vivere fino in fondo i legami di amicizia.

(don Walter Magnoni)

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“I poveri li avrete sempre con voi”. Ci possono essere tanti modi di leggere questa affermazione. Si può partire pensando che Gesù in fondo affermi che le disuguaglianze sono ineluttabili, fanno quasi parte ineliminabile delle realtà sociale. Ma probabilmente quell’affermazione non voleva anticipare un giudizio di carattere economico, ma voleva costituire un richiamo rivolto a ciascuno di noi, ad ogni uomo nella storia, perché i poveri sono i protagonisti di ogni epoca, sono il prossimo tante volte evocato in molte parabole. Per questo spetta ora a noi, uomini dei Ventunesimo secolo, mostrare la stessa appassionata generosità di Maria, sacrificare quello che è prezioso, riempire i giorni di gesti di carità. A una settimana dalla Pasqua fa riflettere la congiunzione che si opera nella storia, quella dimensione di continuità che è racchiusa in quel “sempre”, una dimensione che fa sì che si possa ripetere oggi quello che fece Maria accogliendo nella sua casa il Cristo. Vivere la Pasqua non è il ricordo di un fatto lontano, vivere la Pasqua è vivere il presente.

(Gianfranco Fabi)