una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 24 marzo -

EPISTOLA Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 3, 21-26

Fratelli, ora, indipendentemente dalla Legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla Legge e dai Profeti: giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. Infatti non c’è differenza, perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù. È lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue, a manifestazione della sua giustizia per la remissione dei peccati passati mediante la clemenza di Dio, al fine di manifestare la sua giustizia nel tempo presente, così da risultare lui giusto e rendere giusto colui che si basa sulla fede in Gesù.   


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Giovanni 8, 31-59

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».
Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Colpisce l’escalation di violenza presente nella pagina di Vangelo. I giudei che avevano creduto in Gesù li troviamo alla fine della pagine con delle pietre in mano, pronti a lapidare il Maestro. Come è possibile, nel breve spazio di una conversazione, assistere a toni sempre più accesi sino a giungere a gesti così pericolosi? Eppure è cronaca di ogni giorno leggere di violenze scatenate da futili motivi. Quando non si ha il coraggio di mettersi in discussione, la via più breve è quella di eliminare l’interlocutore che sta provocando la coscienza a cercare la libertà per uscire dalla schiavitù del male.

Un secondo spunto che il testo ci dona è l’invito di Gesù a rimanere fedeli alla sua parola. Per noi cristiani la Parola è punto di partenza e criterio di discernimento del nostro agire. La Parola letta e ascoltata con verità ci scuote dal torpore del sonno e ci apre sentieri di libertà che chiedono il coraggio di rinunciare agli idoli. Quali sono le parole che toccano il nostro cuore e alimentano il nostro operare quotidiano? Senza un vero ascolto della Parola sarà il frastuono di altre parole a orientare i nostri passi.

(don Walter Magnoni)

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Nel Vangelo di Giovanni si introduce, tra gli altri, un grande tema: quello della libertà. “Se il Figlio vi farà liberi sarete liberi davvero”. La libertà non è la possibilità di far quello che si vuole perché comunque si è sempre condizionati dalla realtà, dalle condizioni esterne, dai mezzi a disposizione. La libertà è la possibilità di fare il bene, nostro e quasi naturalmente anche quello degli altri. La libertà è la capacità che l’uomo ha di essere arbitro, cioè padrone delle proprie azioni, scegliendo tra varie possibilità e alternative: di agire oppure di non agire, di fare una cosa piuttosto che un’altra. Se l’uomo fosse portato al suo destino senza libertà, non potrebbe essere felice, non sarebbe una felicità sua, non sarebbe il suo destino. E’ attraverso la sua libertà che il destino diventa un percorso. Il destino è responsabilità, è frutto della libertà. La libertà dunque ha a che fare non solo con l’essere protesi al bene comune, ma anche alla ricerca di quanto è bello, nobile e giusto. In un’ottica di solidarietà. Quello che è considerato il fondatore dell’economia liberista, Adam Smith, è stato un professore di Filosofia morale all’Università di Glasgow, e ha scritto non solo la citatissima “Ricchezza delle nazioni”, ma anche la “Teoria dei sentimenti morali”, un’opera in cui si delinea un sistema sociale fondato sul principio di simpatia che comporta la ricerca nelle passioni e nei sentimenti altrui. L’interesse del singolo non può prescindere in alcun modo dall’interesse collettivo. E’ la logica del bene comune, una logica che può esprimersi concretamente in una dimensione di libertà. Libertà dal peccato, libertà che è la possibilità di ricominciare sempre un cammino nonostante le cadute, gli errori, i fallimenti. Guardando al bene collettivo, che non è la somma dei beni individuali, ma da cui discende un bene ancora più grande per ciascuno di noi.

(Gianfranco Fabi)