una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 10 marzo -

EPISTOLA Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 9, 24-27

Fratelli, non sapete che, nelle corse allo stadio, tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo! Però ogni atleta è disciplinato in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona che appassisce, noi invece una che dura per sempre. Io dunque corro, ma non come chi è senza mèta; faccio pugilato, ma non come chi batte l’aria; anzi tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non succeda che, dopo avere predicato agli altri, io stesso venga squalificato.   


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Matteo 4, 1-11

In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: / “Non di solo pane vivrà l’uomo, / ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: / “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo / ed essi ti porteranno sulle loro mani / perché il tuo piede non inciampi in una pietra”».
Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: / “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: / “Il Signore, Dio tuo, adorerai: / a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Dove avvengono le tentazioni? Sarebbe semplicistico e impreciso dire che accadono nel deserto. Ognuna infatti ha come scenario un luogo diverso: il deserto, la città santa e un monte altissimo. Possiamo dire che se l’ambiente esterno muta, il vero luogo della tentazione rimane il cuore dell’uomo. Il diavolo tenta il cuore e prova a lusingarlo con promesse che tante volte fanno vacillare anche i più forti. Però Gesù resiste e questo grazie a due strumenti fondamentali: la fedeltà alla Parola e l’accettazione della sua creaturalità.

Anche il tentatore conosce la Parola e prova a usarla come rafforzativo della sua argomentazione, ma Gesù non abbocca e rilancia con una Parola ancora più efficace. Ma soprattutto riconosce la creaturalità, ovvero l’essere dipendente solo da Dio. Un Dio che nutre non solo col pane, ma anche con il suo Verbo; un Dio da non mettere alla prova e infine un Dio da adorare. Il solo culto da rendere è a Dio e non ad altri dei.

Nello stile di Gesù scorgiamo i tratti dell’uomo spirituale che attraversa la tentazione senza soccombere.

(don Walter Magnoni)

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Il deserto, il diavolo, le tentazioni, il digiuno, gli angeli. I temi di questo Vangelo sono numerosi e tutti meriterebbero un approfondimento. Ma fermiamoci su d’una frase che il Signore Gesù ripete tutte e tre le volte che viene indotto in tentazione: “Sta scritto”. La risposta alle tentazioni non è solo nelle nostre capacità o nella nostra volontà, ma la si può costantemente trovare nelle nostre radici, in quella Parola che ha fondato e accompagnato la vita della Chiesa. In quelle risposte c’è infatti un richiamo aperto al fatto che di fronte alle difficoltà non siamo soli, ma possiamo contare sulla saggezza e sull’annuncio delle scritture. Le tentazioni per l’uomo moderno sono le stesse: innanzitutto il potere, un potere che non è solo la possibilità di dominare, di essere riconosciuti e di poter comandare, ma è anche il fatto di essere ammirati, di essere riconosciuti come superiori, di conquistare un’immagine di successo. Nella società della comunicazione il potere si può trovare nell’apparire più che nell’essere. E la tentazione diventa quella della superficialità, degli slogan di facile effetto, del consenso raccolto con la logica dello scambio.

(Gianfranco Fabi)

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