una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 3 marzo -

VANGELO Lettura del Vangelo secondo Luca 19, 1-10

In quel tempo. Il Signore Gesù entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.

Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

“Si tratta di arrampicarsi sul sicomoro

per vedere il Signore se mai passi.

Ahimé, io non sono un rampicante ed anche

stando in punta di piedi non l’ho mai visto” (Eugenio Montale).

Montale in questo testo riprende il brano evangelico odierno lasciando intravedere il suo desiderio di vedere Dio insieme alla percezione di un’assenza.

Invece, per Zaccheo, la curiosità del salire sull’albero diviene inaspettata occasione d’incontro per iniziativa di Gesù stesso. È una pagina toccante perché narra di come Gesù cerchi ogni uomo, anche quelli considerati peccatori incalliti come i pubblicani (e le prostitute).

Questo brano ci racconta di una vita che muta all’improvviso grazie all’incontro con Gesù. Sono i gesti concreti – dare la metà dei beni ai poveri e restituire a chi si ha rubato – a mostrarci la concretezza della conversione di Zaccheo.

Chi cerca Gesù prima o poi verrà incontrato da lui, ma non sempre basta stare in punta di piedi, il coraggio di salire sull’albero è il primo gesto da compiere con slancio e senza imbarazzo.

(don Walter Magnoni)

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Alla figura di Zaccheo ha dedicato un bel libro don Primo Mazzolari. “I poveri sono dappertutto e hanno il volto del Signore. Ci si può arrampicare sopra un sicomoro per vedere il Cristo che passa, non sulle spalle della povera gente, come fa qualcuno, per darsi una statura che non ha”. Queste le forti e stimolanti le parole di don Primo Mazzolari (1890-1959), grande e sofferto testimone del cristianesimo in terra lombarda. Zaccheo, lo sfruttatore dei poveri convertito da quell’agitatore delle folle che egli, per curiosità, era andato a vedere per le strade di Gerico, salendo su un sicomoro per meglio fissarlo. Proprio quell'albero tipico di quella regione diventa agli occhi di don Primo un simbolo: su di esso ascende Zaccheo e quella decisione si rivelerà salvifica. La sua vita cambierà per quell’incontro con Cristo passato con uno sguardo da agitatore delle folle a profeta di salvezza. Don Primo Mazzolari, nato nel 1890 e morto nel 1959, è stato parroco nel villaggio di Bozzolo, sull’argine del Po, dal 1932 fino alla sua morte. Nella sua attività, nella sua accoglienza (in particolare negli anni di guerra), nei suoi scritti, nelle sue iniziative culturali e sociali fu veramente, nei fatti, vicino al popolo, ai contadini, alla gente dei campi, ai poveri. “Ha lasciato una traccia luminosa” ha detto papa Francesco quando due anni fa andò a pregare sulla tomba di don Primo.

(Gianfranco Fabi)