una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 24 febbraio -

VANGELO Lettura del Vangelo secondo Marco 2, 13-17

In quel tempo. Il Signore Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».   

Non è chiaro a nessuno quale sia il criterio col quale Gesù sceglie i suoi apostoli. Quello che è evidente è un cambio di stile rispetto agli altri Rabbì del suo tempo: non sono le persone che vanno dal Maestro, ma è Gesù che va da loro. L’iniziativa è del Signore, ma sta alla libertà dell’uomo la possibilità di aderire o meno a quella parola tanto affascinante: seguimi!

Levi era un pubblicano, categorie di persone non amate dalla gente perché riscuotevano le tasse e potevano lucrare sulla cifra. In tal senso i pubblicani erano una sorta di peccatori pubblici. Ll fatto che Gesù non solo chiami Levi, ma poi vada pure a mangiare a casa sua genera mormorazione e giudizio.

La risposta di Gesù dice una direzione chiara: egli è venuto per i peccatori, per chi riconosce il bisogno della grazia che salva e non per chi si sente giusto e non vede la trave che ha nell’occhio.

È una scena da contemplare e facendolo lasciamo che cresca in noi questo interrogativo: mi sento bisognoso della misericordia di Dio o rischio di essere come gli scribi e i farisei che giudicano senza mettersi in discussione?

(don Walter Magnoni)

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Era seduto al banco delle imposte e il Signore gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì. Due domande vengono naturali: perché proprio lui? E perché una risposta così pronta e definitiva? Perché Gesù è il più alto esempio di quella “autorità carismatica” che è stata definita dal sociologo Max Weber come “una qualità della personalità di un individuo, in virtù della quale egli si eleva dagli uomini comuni ed è trattato come uno dotato di poteri o qualità soprannaturali, sovrumane, o quanto meno specificamente eccezionali. Questi requisiti sono tali in quanto non sono accessibili alle persone normali, ma sono considerati di origine divina o esemplari, e sulla loro base – sottolinea Weber- l'individuo è trattato come un leader”. L’autorità carismatica si distingue nettamente dalle altre due forme di potere individuate da Weber: l’autorità tradizionale, come quella delle famiglie reali nelle monarchie, e l’autorità legale-razionale, legittimata dalle procedure all’interno di un sistema politico così come di un’impresa. Weber sottolinea che l’autorità di tipo legale-razionale è la modalità di legittimazione del potere che può essere considerata tipica dell’era moderna, sia sul piano politico che economico. Oggi in quasi tutti i Paesi il potere è in qualche modo legittimato da particolari procedure e sottoposto a controlli politici, come le elezioni, e giuridici, come il rispetto delle Costituzioni. Il carisma individuale del leader può giocare tuttavia un ruolo significativo, ma con rischio sempre presente, come dimostrano le tragiche vicende delle dittature. Meglio che non ci siano passaggi da un tipo di autorità ad un’altra!

(Gianfranco Fabi)

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