una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 17 febbraio -

VANGELO Lettura del Vangelo secondo Luca 17, 11-19

In quel tempo. Lungo il cammino verso Gerusalemme, il Signore Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.

Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!»

All’inizio i dieci si fermano a distanza proprio a causa della loro condizione fisica, ma gridano il loro dolore e Gesù li ascolta. Il loro è un grido comunitario: urlano insieme il loro lamento, mentre vanno dai sacerdoti sono guariti, ma uno solo ritorna a gridare la lode.

La gratitudine è merce rara in ogni tempo. Solo un samaritano ripercorre il cammino per cercare Gesù e ringraziarlo di quanto accaduto. Quello che accade è che Gesù gli annuncia, oltre alla guarigione, la salvezza. Infatti, benché gli altri nove non ritornino a ringraziare sono comunque guariti. Ma tra guarigione e salvezza c’è di mezzo qualcosa di enorme. Perché dopo la guarigione, ci sarà ancora la malattia e poi la morte, la salvezza è invece la promessa di eternità.

Però rimane la domanda di Gesù: e gli altri nove dove sono? Dietro a questo interrogativo possiamo scorgere il compito che il Maestro affida ad ogni uomo toccato dalla grazia: vai a cercare i tuoi fratelli e aiutali a scorgere la differenza tra guarigione e salvezza.

Noi siamo mendicanti della grazia che salva!

(don Walter Magnoni)

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Uno su dieci. Solo uno dei dieci lebbrosi purificati ha sentito il dovere di esprimere la sua riconoscenza. Per di più uno straniero. Questo episodio offre lo spunto per tante riflessioni: una di queste è che la riconoscenza è un espressione difficile. In famiglia così come nel mondo del lavoro per non parlare della politica. Eppure è particolarmente utile riconoscere esplicitamente che un altro ci ha fatto del bene, ha aiutato l’impresa in un un particolare momento, ha fatto qualcosa che andava positivamente oltre quanto stabilito dal contratto. Secondo alcuni manuali di management la riconoscenza puó essere addirittura programmata all’interno dei piani di motivazione personale. E magari, anche senza un’occasione specifica, è importante sottolineare l’apporto che i collaboratori forniscono all’impresa. Il bravo manager segue e apprezza l’impegno del proprio team.

Tornare indietro e ringraziare. Quante volte avremmo potuto farlo?

(Gianfranco Fabi)

Carissimi Soci ed Amici

nei giorni scorsi stavamo preparando la consueta comunicazione sui programmi e le attività della nostra Sezione per i mesi di marzo ed aprile, quando l' aggravarsi  della pandemia provocata dal Covid-19 ci ha costretto a rimandare a data destinarsi ogni iniziativa ed attività incluso il Consiglio Direttivo.
Nel rispetto quindi del recente Decreto Ministeriale, vi comunichiamo che ci attiveremo a rielaborare tutti i nostri programmi quando la situazione, speriamo,  si sarà normalizzata e, comunque, per date successive ai primi giorni del prossimo mese di aprile.

Con i nostri migliori auguri di affrontare questo difficile periodo con tanta determinazione, ma anche con tanta serenità, inviamo a tutti i più cordaili saluti

Luciano Martucci e Luigi Bettonica. 

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