una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 10 febbraio -

EPISTOLA Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 10, 9-13
Carissimo, se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso». Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».

VANGELO Lettura del Vangelo secondo Matteo 8, 5-13

In quel tempo. Quando il Signore Gesù fu entrato in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.

La fede non è qualcosa che può essere ridotto nell’ambito della pura ragione. Chi cerca Dio solo col ragionamento rischia di rimanere deluso e di perdersi nei meandri del dubbio. Esistono poi le ragioni della fede, ma come afferma san Paolo “col cuore si crede”. L’atto fondamentale è quello del dare fiducia. Questo è ciò che accade nella bellissima pagina di Vangelo dove il centurione – uomo pagano – va da Gesù e si fida di lui. Cogliamo pure la delicatezza di chi chiede senza volere disturbare. Basta che tu dica una parola ed il mio servo sarà guarito. Infatti così accadrà.

Gesù rimane meravigliato da tanta fede e aggiunge: in Israele (nel popolo eletto) non ho mai trovato nessuno così credente. Qui si coglie da un lato la sofferenza di Gesù nel vedere che il popolo che lo dovrebbe accogliere fatica a credere nella sua parole e al contempo i popoli stranieri rimangono affascinati dall’agire di Gesù e in molti, come questo centurione, vanno da lui con fede vera.

Donaci Signore un cuore credente come quello del centurione!

(don Walter Magnoni)

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“Non c’è distinzione tra Giudeo e Greco”. Un’affermazione di San Paolo che ritroviamo più ampia anche nella lettera ai Galati (3,28): “Non c'è qui né Giudeo né Greco; non c'è né schiavo né libero; non c'è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù”.  Un’affermazione che, sotto una prospettiva ovviamente laica, ritroviamo nell’art.3 della Costituzione italiana: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

 C’è quindi un richiamo alla dignità comune, all’esigenza di non discriminare, alla necessità di offrire a tutti le stesse opportunità. Vale per gli immigrati, ma vale anche per i rapporti di lavoro, per la partecipazione politica, per la dimensione sociale. In Italia è, per esempio, ancora ampia la differenza negli stipendi tra gli uomini e le donne, una differenza che può arrivare al 23% nelle carriere manageriali dove le regole e i contratti che imporrebbero l’uguaglianza assoluta hanno meno effetto dato che i compensi derivano da valutazioni personali.

Queste letture ci fanno riflettere sulla dignità delle persone, e sui mezzi per garantirla in ogni occasione. Una dignità che non si può raggiungere solo con leggi e regolamenti, ma con la passione e l’amore per le persone: anche per i propri servi, come nell’episodio evangelico del centurione.

(Gianfranco Fabi)