una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 20 Gennaio -

 

VANGELO Lettura del Vangelo secondo Luca 2, 1-11

 

In quel tempo. Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Anche la nozze di Cana, come la venuta dei magi e il battesimo di Gesù sono uno degli episodi “epifanici”, in cui Gesù si manifesta. Il vino è metafora della gioia e qui assistiamo alla perdita della gioia. Gesù appare come colui che è in grado di ridonare gioia all’uomo smarrito dentro una festa che rischia di divenire triste e vuota.

Importante il ruolo di Maria. La madre di Gesù è la prima a leggere la situazione e a chiedere a Gesù un intervento per riportare gioia all’uomo smarrito. In questa opera entra il lavoro dei servi che si fanno cooperatori e obbedienti ascoltatori del comando di Gesù. Il segno prodigioso che manifesta la potenza di Gesù sta proprio nel far diventare vino l’acqua delle anfore.

Brano tipico giovanneo in grado di mostrarci come Gesù agisce con discrezione, ma con profonda efficacia. Non tutti si accorgono dei segni da lui compiuti: la madre è consapevole, i servi vedono, ma quanti dei presenti semplicemente ritrovano la gioia del vino buono senza conoscerne l’origine?

Aiutare le donne e gli uomini del nostro tempo a incontrare Gesù come colui che è capace di ridare senso e gioia ai nostri giorni è servizio prezioso della chiesa di ogni tempo.

(don Walter Magnoni)

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E’ significativo che “l’inizio dei segni compiuti da Gesù” sia un’azione per non far andar male una festa. Le nozze sono la festa di un uomo e una donna che si incontrano, che si promettono fedeltà, che condividono la propria vita. E sono una festa da condividere il più possibile per far partecipare gli altri della propria gioia e per renderli testimoni dell’inizio di un cammino. Il senso della festa è reso con grande enfasi nella grande tela che Paolo Veronese realizzò nel 1563 per il refettorio Convento di San Giorgio Maggiore a Venezia. Una tela imponente nelle sue dimensioni (7 metri per 10) e nell’immagine che rappresenta un sontuoso banchetto ambientato nella Venezia del Palladio con oltre 130 personaggi. La tela, tagliata e arrotolata, fu trasportata via mare a Parigi dalle truppe napoleoniche nel 1797 ed ora si trova nel Museo del Louvre. Ma una copia realizzata con le più moderne tecniche è stata voluta dalla Fondazione Cini, che ora possiede e gestisce gli edifici sull’Isola di San Giorgio, ed è ora collocata dove l’aveva concepita il Veronese per fondersi ed insieme allargare l’ambiente. Una tela che merita un viaggio: a Venezia per vederla nella scenografia originale, a Parigi perché comunque l’originale ha sempre il suo fascino (così come Parigi). Tra le molte osservazioni che possono essere fatte ne propongo solo una: guardando il il Cristo raffigurato al centro in questa tela si vede non è solo il protagonista delle nozze di Cana, ma è anche il Cristo dell’ultima cena. Una presenza che è fondamentale per la festa e per la storia, un racconto della vita, segnata dalla gioia, ma anche dal dramma.

(Gianfranco Fabi)

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