una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

18 aprile 2021

EPISTOLA Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi Col 1, 24-29

Fratelli, io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi. A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria. È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo. Per questo mi affatico e lotto, con la forza che viene da lui e che agisce in me con potenza.

VANGELO Lettura del Vangelo secondo Giovanni Gv 14, 1-11a

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me».

Che cosa turba il nostro cuore? Ognuno di noi vive le sue paure e queste mutano con il passare del tempo, ma una di quelle fondamentali che possono accomunare gli esseri umani è proprio la paura della morte. Gesù promette di prepararci un posto e assicura tutti sul fatto che dove Lui vuole condurci non c’è un problema di “spazio”. Vorrei che ci soffermassimo su queste parole di Gesù: “perché dove sono io siate anche voi”. Ripenso al primo incontro dei discepoli con Gesù, quello descritto nel primo capitolo di Giovanni: il Battista lo presenta come “l’agnello di Dio” e così questi iniziano a seguire Gesù che voltandosi l’interroga: che cosa cercate? Anche in quell’episodio la domanda dei discepoli è sul luogo: Maestro dove abiti? Solo seguendolo giungono alla dimora di Gesù e stanno col lui gustando il tempo dello stare insieme.

Forse a noi ciò che può rassicurare è proprio la promessa che Lui sarà con noi. A me pare che questa parola sia quella che può scacciare ogni turbamento. Se il Signore è con noi chi sarà contro di noi?

(don Walter Magnoni)

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“Conoscete la via”. il commediografo irlandese Bernard Shaw un giorno in treno perse il biglietto ferroviario. Il controllore gli chiese appunto il biglietto e Shaw si frugò nelle tasche, cercò di trovarlo, ma non saltò fuori. Il controllore, una volta che lo riconobbe, gli disse «Va bene lo stesso, l’avrete perso». Il commediografo Shaw rispose «Andrà bene per voi giovanotto ma io come faccio ora a sapere dove sono diretto?». Il rischio che ci ricorda Shaw è, appunto, quello di non sapere dove andare, di essere dei viaggiatori senza meta, senza una destinazione. Il rischio di muoversi, vivere, lavorare senza accorgersi di perdere il senso di quello che facciamo. E allora ogni tanto merita fermarsi a riflettere non solo se la direzione del nostro viaggio è giusta, ma anche se la meta che abbiamo (se l’abbiamo) è quella per cui vale la pena di muoversi.

(Gianfranco Fabi)