una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 23 Dicembre -

 

VANGELO Lettura del Vangelo secondo Luca 1, 26-38a

 

In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

Grandi pittori hanno raffigurato la scena, ciascuno ha evidenziato particolari dell’Annunciazione. A me colpisce la fantasia di Dio che sorprende l’uomo incarnandosi in una giovinetta anonima senza alcuna qualità particolarmente apprezzabile. Se dovessi dipingere la scena vorrei dare risalto al fatto che questo evento decisivo per la storia avviene in un luogo periferico e oscuro alle geografie del potere: Nàzaret!

Un secondo tratto da lasciar emergere è l’invito alla gioia: rallegrati, dice Gabriele a Maria. La venuta di Gesù è chiaro segno di una gioia che si fa piena. Ma il turbamento di Maria è comprensibile, infatti, colta di sorpresa, questa ragazza percepisce che sta accadendo qualcosa di grande e che la sovrasta. Maria vuole capire: come avverrà questo?

Infine, contempliamo le parole di abbandono fiducioso alla volontà di Dio: ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola. Qui scorgiamo la fede di Maria e subito siamo provocati sulla capacità che ciascuno di noi possiede di affidamento al volere del Padre.

(don Walter Magnoni)

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Siamo nella domenica che precede il Natale e il brano del Vangelo ricorda l’Annuncio dell’Angelo e la potenza di Dio, di un Dio che si fa uomo, che accetta di confrontarsi e condividere i problemi concreti, e sono tanti, delle persone e della società.

Proprio alla vigilia di Natale di quasi settant’anni fa, il 24 dicembre 1955, Adriano Olivetti come era tradizione tenne un discorso agli operai della sua fabbrica, un discorso che riassume i grandi valori di un imprenditore dalle grandi visioni e da una forte passione civile. “Perciò io credo – disse tra l’altro Olivetti - anche in una società rinnovata, che esalti e non opprima, che riconosca e non disprezzi, che accetti e non respinga l’ordine umano e divino che risplende nella verità, nell’arte, nella giustizia e sopra ogni altra cosa, nella tolleranza e nell’amore. Poiché sono stato con voi nella fabbrica, conosco la monotonia dei gesti ripetuti, la stanchezza dei lavori difficili, l’ansia di ritrovare nelle pause del lavoro la luce, il sole e poi a casa il sorriso di una donna e di un bimbo, il cuore di una madre. (…) Nello sconsolato mondo moderno, insidiato dal disordinato contrasto di massicci e spesso accecati interessi, corrotto dalla disumana volontà e vanità del potere, dal dominio dell’uomo sull’uomo minacciato di perdere il senso e la luce dei valori dello spirito, il posto dei lavoratori è uno, segnato in modo inequivocabile. Noi crediamo che, sul piano sociale e politico, spetti a voi un compito insostituibile, e di fondamentale importanza. Le classi lavoratrici, più che ogni altro ceto sociale, sono i rappresentanti autentici di un insopprimibile valore, la giustizia, e incarnano questo sentimento con slancio talora drammatico e sempre generoso; d’altro lato gli uomini di cultura, gli esperti di ogni attività scientifica e tecnica esprimono attraverso la loro tenace ricerca valori ugualmente universali, nell’ordine della verità e della scienza. Siete voi lavoratori delle fabbriche e dei campi ed ingegneri ed architetti che, dando vita al mondo moderno, al mondo del lavoro dell’uomo e della sua città plasmate nella viva realtà gli ideali che ognuno porta nel cuore: armonia, ordine, bellezza, pace”.

Queste parole di Adriano Olivetti sono la sostanza di un augurio di Buon Natale.

(Gianfranco Fabi)