una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

24 gennaio 2021

 

EPISTOLA Lettera san Paolo apostolo agli Efesini 1Cor 10, 1-11b

Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto. Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono. Non diventate idolatri come alcuni di loro, secondo quanto sta scritto: Il popolo sedette a mangiare e a bere e poi si alzò per divertirsi. Non abbandoniamoci all’impurità, come si abbandonarono alcuni di loro e in un solo giorno ne caddero ventitremila. Non mettiamo alla prova il Signore, come lo misero alla prova alcuni di loro, e caddero vittime dei serpenti. Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore. Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per nostro ammonimento.

VANGELO Lettura del Vangelo secondo Matteo 14, 13b-21

In quel tempo. Il Signore Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Uno dei rischi di sempre è l’idolatria. San Paolo esorta gli abitanti di Corinto: “non diventate idolatri”. L’apostolo ha in mente l’esperienza del deserto e la ribellione del popolo che arriva addirittura a costruirsi un vitello d’oro. Nella liturgia di questa domenica il deserto è richiamato in tutte le letture. Nel libro dei Numeri viene ricordata la nostalgia degli Israeliti che nel deserto ripensa al cibo buono mangiato nella terra della schiavitù. Anche Gesù vive la prima moltiplicazione dei pani e dei pesci proprio in terra deserta.
L’idolatria, dicevamo, resta una tentazione di ogni tempo. È il sostituire Dio con qualcosa di apparentemente più tangibile. Quali sono gli idoli di questo tempo? Cosa rischia di allontanarci da Dio?
Al contrario noi vediamo Gesù che prova compassione per l’uomo e che lo nutre, mostrando – attraverso questo segno – che lui stesso è vero cibo per ogni persona. Ma la tentazione del pensare alle cipolle l’Egitto resta sempre viva nel ricordo di tutti noi. Abbiamo nostalgia per ciò che è effimero e non sappiamo sempre riconoscere il vero Dio che nutre i nostri giorni dà senso al nostro vivere.

(don Walter Magnoni)

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Nei fantastici mosaici bizantini della Basilica di Sant’Apollinare a Ravenna la moltiplicazione dei pani ha una particolarità: i pani sono quattro, mentre l'episodio evangelico parla di cinque. L’interpretazione vuole che si legga la stessa mano del Salvatore come il quinto pane per riconoscere in Gesù stesso il pane della vita. Il miracolo sarebbe esplicitamente un’anticipazione dell'Eucaristia. Il pane è quindi un elemento importante. E’ in fondo il simbolo della vita. Il simbolo che unisce, lo dice la stessa preghiera eucaristica, la natura e il lavoro dell’uomo. Due elementi da rispettare e valorizzare. Perché la natura è consegnata all’umanità e quindi abbiamo il dovere di conservarla per le prossime generazioni. E il lavoro può e deve essere la prosecuzione della creazione per ricostruire il senso della vita delle persone.
(Gianfranco Fabi)

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