una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 18 Novembre -

 

VANGELO Lettura del Vangelo secondo Luca 21, 5-28

 

In quel tempo. Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, il Signore Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.
Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.
Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

Gesù pronuncia queste parole poco prima dell’inizio dei giorni della sua passione e morte. “Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno”, sono parola che già preannunciano quanto da lì a poco accadrà al Maestro e dopo di lui a tanti cristiani.

“Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto”: non è un’aggiunta consolatoria, ma la certezza che la morta non potrà avere l’ultima parola. Alla fine il Figlio dell’uomo verrà su una nube e la liberazione sarà vicina.

Questo brano ci mette in guardia dall’attaccare troppo il cuore a ciò che passa. Perfino le belle pietre del tempio un giorno saranno solo un ricordo. Cosa resta quando tutto passa? Rimane l’avvento del Figlio dell’uomo che ha potere anche sulla morte e la sconfigge.

(don Walter Magnoni)

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A  cent’anni dalla fine della Prima guerra mondiale non si possono non collegare le parole di Gesù in questo brano apocalittico al cammino troppo spesso violento dell’umanità. Le atrocità della guerra si misurano con i milioni di morti, non importa se civili e militari perché sempre di persone si tratta. Ma si misurano anche, e forse soprattutto, con il disprezzo della vita, con la morte imposta ai giovani soldati negli inutili assalti alla baionetta. Non è forse male che le celebrazioni per il centenario della vittoria si siano limitate al minimo sindacale, quasi un riconoscimento della sconfitta del valore dell’umanità. Perché vero che il cammino della storia è segnato dalla violenza, dalla guerra, dai genocidi e dai massacri. Ma proprio per questo deve alzarsi ancora più forte il segno di contraddizione del Vangelo. Guardando anche alla cause che stanno alla base delle azioni violente e delle guerre. Papa Benedetto XV nella sua accorata enciclica del 1914 per scongiurare la guerra (“Ad beatissimi apostolorum principis”) sottolineava come si diffondessero sempre di più elementi di disordine: “la mancanza di mutuo amore fra gli uomini, il disprezzo dell'autorità, l'ingiustizia dei rapporti fra le varie classi sociali, il bene materiale fatto unico obbiettivo dell'attività dell'uomo, come se non vi fossero altri beni, e molto migliori, da raggiungere”. Parole valide anche oggi

(Gianfranco Fabi)

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