una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

17 gennaio 2021

 

EPISTOLA Lettera san Paolo apostolo ai Colossesi 2, 1-10a

Fratelli, voglio che sappiate quale dura lotta devo sostenere per voi, per quelli di Laodicèa e per tutti quelli che non mi hanno mai visto di persona, perché i loro cuori vengano consolati. E così, intimamente uniti nell’amore, essi siano arricchiti di una piena intelligenza per conoscere il mistero di Dio, che è Cristo: in lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza. Dico questo perché nessuno vi inganni con argomenti seducenti: infatti, anche se sono lontano con il corpo, sono però tra voi con lo spirito e gioisco vedendo la vostra condotta ordinata e la saldezza della vostra fede in Cristo. Come dunque avete accolto Cristo Gesù, il Signore, in lui camminate, radicati e costruiti su di lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato, sovrabbondando nel rendimento di grazie. Fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo. È in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi partecipate della pienezza di lui.

VANGELO Lettura del Vangelo secondo Giovanni 2, 1-11

In quel tempo. Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela ». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. 

Con tutti i segni che Gesù poteva fare per iniziare il suo operare pubblico quello del vino potrebbe apparire un miracolo quasi inutile. Perché proprio questo gesto come incipit di molti altri che saranno ancora più prodigiosi come lo sfamare le folle, il guarire malati e addirittura il ridare vita a chi muore? Non ci deve sfuggire il valore simbolico del vino, il suo rimandare al tema della gioia. Gesù si presenta come colui che viene a portare la gioia vera a un mondo che ha smarrito la letizia dei giorni. Ecco allora il grande significato di questa “epifania”. Quello di Gesù non è affatto un gesto inutile, ma è fondante del nostro abitare questa terra.
A noi è chiesto d’interrogarci sui luoghi della nostra gioia. Nella preghiera possiamo a chiedere a Dio – fonte della nostra gioia – di mostrarci la via della vita e liberarci da quei desideri di gioie effimere che alla fine svotano solo il nostro cuore.
Signore, origine della nostra gioia, vieni a riempi della tua presenza i nostri giorni

(don Walter Magnoni)

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Le nozze di Cana, dopo l’adorazione dei Magi e il battesimo, sono considerate la terza manifestazione della natura divina di Gesù. E le rappresentazioni pittoriche dell’evento sono innumerevoli, soprattutto nei refettori dei conventi spesso di fronte a quelle dell’Ultima cena. Si va dall’esaltazione di una festa grande e sontuosa, come nel dipinto di Paolo Veronese ora custodito al Louvre, alla semplicità didascalica di Giotto (nell’immagine) nella Cappella degli Scrovegni di Padova. C’è tuttavia un elemento che accomuna la descrizione del miracolo: è il senso di una festa che deve continuare perché il matrimonio è uno dei passaggi fondamentali dell’esperienza umana. E allora non si può non sottolineare come proprio il senso del matrimonio sia uno degli elementi più pesanti dell’attuale crisi sociale. Ci si sposa di meno e i matrimoni che si rompono sono sempre di più. Non è un problema di forma, ma di sostanza. Perché il matrimonio è la concretezza dell’amore ed è l’affievolirsi dell’amore il vero punto di crisi. Dimenticando che Gesù può trasformare l’acqua in vino perché la gioia e l’amore continuino a segnare la nostra vita.
(Gianfranco Fabi)