una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

22 novembre 2020

 

EPISTOLA Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani 15, 15-21

Fratelli, su alcuni punti, vi ho scritto con un po’ di audacia, come per ricordarvi quello che già sapete, a motivo della grazia che mi è stata data da Dio per essere ministro di Cristo Gesù tra le genti, adempiendo il sacro ministero di annunciare il vangelo di Dio perché le genti divengano un’offerta gradita, santificata dallo Spirito Santo. Questo dunque è il mio vanto in Gesù Cristo nelle cose che riguardano Dio. Non oserei infatti dire nulla se non di quello che Cristo ha operato per mezzo mio per condurre le genti all’obbedienza, con parole e opere, con la potenza di segni e di prodigi, con la forza dello Spirito. Così da Gerusalemme e in tutte le direzioni fino all’Illiria, ho portato a termine la predicazione del vangelo di Cristo. Ma mi sono fatto un punto di onore di non annunciare il Vangelo dove era già conosciuto il nome di Cristo, per non costruire su un fondamento altrui, ma, come sta scritto: «Coloro ai quali non era stato annunciato, lo vedranno, e coloro che non ne avevano udito parlare, comprenderanno».

VANGELO Lettura del Vangelo secondo Matteo 3, 1-12

In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Le parole di Giovanni il Battista sono accompagnate da uno stile di vita austero. Il suo modo di vivere rafforza e rende credibile la sua predicazione. Italo Calvino afferma: “non si deve mai confondere la città col discorso che la descrive” (Le città invisibili) e per rafforzare la sua tesi descrive la città di Olivia che vive di grandi guadagni e può sfoggiare ricchi palazzi, ma “è avvolta in una nuvola di fuliggine e d’unto che si attacca alle pareti delle case”. E conclude la descrizione in modo lapidario: “la menzogna non è nel discorso, è nelle cose”.
Il Battista è invece uomo tutto d’un pezzo credente in ciò che dice e credibile per la coerenza di vita. Il suo parlare è duro, ma il desiderio che nutre il suo agire è che la gente si converta e inizi a credere in Gesù e a seguirlo.
Il nostro tempo mendica cristiani che come Giovanni siano capaci di annunciare il Vangelo con la parole e con la vita.

(don Walter Magnoni)

.-.-.-.

“Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. La figura di Giovanni Battista, che predicava nel deserto, è una delle più appassionanti del Vangelo. Per tanti caratteri. Per esempio per il coraggio nell’affrontare la realtà, nel condannare a gran voce il comportamento di farisei e sadducei. E’ significativo che l’ultima enciclica di Papa Francesco parli in più punti del coraggio. E proposito di amore universale affermi contrastando una globalizzazione che mira a rendere tutti uniformi: “Questo falso sogno universalistico finisce per privare il mondo della varietà dei suoi colori, della sua bellezza e in definitiva della sua umanità. Perché «il futuro non è “monocromatico”, ma, se ne abbiamo il coraggio, è possibile guardarlo nella varietà e nella diversità degli apporti che ciascuno può dare. Quanto ha bisogno la nostra famiglia umana di imparare a vivere insieme in armonia e pace senza che dobbiamo essere tutti uguali!”. Coraggio per raggiungere armonia e pace nella diversità, ma nell’uguaglianza della dignità e dei diritti.
(Gianfranco Fabi)