una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 24 novembre 2019

EPISTOLA Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 15, 1-13

Fratelli, noi, che siamo i forti, abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi. Ciascuno di noi cerchi di piacere al prossimo nel bene, per edificarlo. Anche Cristo infatti non cercò di piacere a se stesso, ma, come sta scritto: «Gli insulti di chi ti insulta ricadano su di me». Tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza. E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo.
Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto: «Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome». E ancora: «Esultate, o nazioni, insieme al suo popolo». E di nuovo: «Genti tutte, lodate il Signore; i popoli tutti lo esaltino». E a sua volta Isaia dice: «Spunterà il rampollo di Iesse, colui che sorgerà a governare le nazioni: in lui le nazioni spereranno». Il Dio della speranza vi riempia, nel credere, di ogni gioia e pace, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo.


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Luca 3, 1-18

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!». Alle folle che andavano a farsi battezzare da lui, Giovanni diceva: «Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque frutti degni della conversione e non cominciate a dire fra voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Anzi, già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco». Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

C’è un uomo che grida nel deserto, ma da lui vanno le folle. C’è un uomo che pronuncia parole severa e predica la conversione, ma a lui tutti fanno una domanda: “che cosa dobbiamo fare?”.

Quest’uomo è austero e severo, ma è pieno di zelo e desidera solo evangelizzare il popolo. Lo stile di vita di Giovanni rende autentiche parole che pronuncia.

Alle folle chiede uno stile di condivisione; a chi riscuote le tasse chiede onestà e ai soldati chiede rispetto e moderazione. A tutti suggerisce frutti degni di conversione. Così come Giovanni è vita fatta evangelo, allo stesso modo ciascuno di noi è chiamato a cercare il Regno di Dio senza scusa alcuna.

(don Walter Magnoni)

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E’ significativo come l’evangelista Luca all’inizio di questo brano si preoccupi di dare una precisa collocazione storica al suo racconto: “Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare…”. Come dire: quello che vi racconto è realmente accaduto, si è svolto in un tempo definito e porta a realizzazione quello che i profeti avevano annunciato. Anche San Paolo nella lettera ai Romani si richiama ad Isaia e al suo annuncio dell’avvento del Salvatore. Ed ora nella sua ultima lettera apostolica (“Aperuit illis” del 30 settembre) in cui viene istituita la domenica della parola di Dio, Papa Francesco scrive: “Come cristiani siamo un solo popolo che cammina nella storia”. La storia è lo scenario dentro al quale ci muoviamo, con solide radici nel passato, ma con lo sguardo rivolto ad un futuro da costruire passo dopo passo. E la storia è fatta di scelte, di decisioni, di incontri. Con grande responsabilità perché dobbiamo essere convinti, come dice san Paolo, che “siamo i forti e abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli”.

(Gianfranco Fabi)

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