una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 5 aprile 2020

EPISTOLA Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 15, 3-10a

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, a voi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana.


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Giovanni 20, 11-18

In quel tempo. Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

“Non mi trattenere”: solo le parole del Maestro alla donna che era venuta a cercare un morto e si trova di fronte il Risorto. “Non mi trattenere”: dice quello che rappresenta ormai Gesù, ovvero il Signore di tutti che salva l’umo dal male. “Non mi trattenere”: rappresenta solo l’incipit di un mandato ad andare dai fratelli ad annunciare che Gesù è salito al Padre.

Amo molto queste parole e vi scorgo una parola liberante per tutti noi. Penso a chi piange come Maria. Quante lacrime sono versate ogni giorno di fronte alle tante morti e all’impossibilità di celebrare un funerale. “Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto” sono parole che assumono grande attualità se pensiamo a quelle bare viste su furgoni militari o ancora depositate in chiese perché troppi sono i morti rispetto alla capacità di tumulazione dei cimiteri. Così i parenti piangono cari che hanno visto portare in ospedale e adesso oltre a sapere che sono deceduti non sanno molto di più.

La Pasqua è parola di speranza e arriva nel momento di maggior prova: tanti morti, tanti giorni chiusi in casa, tanta fatica e paura per il futuro.

Il Signore risorto sia balsamo alle nostre lacrime e Parola di vita che vince la morte.

(don Walter Magnoni)

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Oggi più che mai abbiamo bisogno della Resurrezione. Abbiamo bisogno di un linguaggio pasquale, di uno sguardo pasquale, della resurrezione di Cristo. Come una realtà vissuta e dunque possibile, verificabile a partire da una testimonianza, da una vita, dalla realtà concreta di tutti i giorni. L’essere umano ha bisogno di verificare nell’altro la verità della resurrezione di Cristo. Ha bisogno di scoprire e di sentire la speranza come qualcosa di possibile, perché qualcosa di vissuto.

Oggi più che mai la resurrezione è un segno concreto, mentre siamo costretti ad affidare agli strumenti digitali le nostre relazioni e a guardare con nostalgia a quando lo stare insieme era un fare ed essere comunità. Nel segno della resurrezione è allora da rifondare la speranza che l’altro non sia più un nemico, non sia più qualcuno da tenere a distanza. L’emergenza ci pone di fronte a un bivio: credere che la resurrezione possa con la nostra testimonianza diventare patrimonio di ogni persona oppure abbandonarci a quella sfiducia e a quel rancore di cui c’erano e ci sono già molti, troppi segni in questa società.

(Gianfranco Fabi)

Carissimi Soci ed Amici

nei giorni scorsi stavamo preparando la consueta comunicazione sui programmi e le attività della nostra Sezione per i mesi di marzo ed aprile, quando l' aggravarsi  della pandemia provocata dal Covid-19 ci ha costretto a rimandare a data destinarsi ogni iniziativa ed attività incluso il Consiglio Direttivo.
Nel rispetto quindi del recente Decreto Ministeriale, vi comunichiamo che ci attiveremo a rielaborare tutti i nostri programmi quando la situazione, speriamo,  si sarà normalizzata e, comunque, per date successive ai primi giorni del prossimo mese di aprile.

Con i nostri migliori auguri di affrontare questo difficile periodo con tanta determinazione, ma anche con tanta serenità, inviamo a tutti i più cordaili saluti

Luciano Martucci e Luigi Bettonica. 

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