una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

31 gennaio 2021

 

EPISTOLA Lettera san Paolo apostolo agli Ebrei 2, 11-17

Fratelli, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli, dicendo: «Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, in mezzo all’assemblea canterò le tue lodi»; e ancora: «Io metterò la mia fiducia in lui»; e inoltre: «Eccomi, io e i figli che Dio mi ha dato». Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.

 

VANGELO Lettura del Vangelo secondo Luca 2, 41-52

In quel tempo. I genitori del Signore Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzare e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Gesù in questo brano mostra già una autoconsapevolezza della missione cui è chiamato. Il testo evidenzia la responsabilità che Gesù manifesta quando afferma: “devo occuparmi delle cose del Padre mio”, ma al contempo vediamo come egli non disconosce l’autorevolezza di Maria e Giuseppe, che emerge in modo limpido nel suo stare loro sottomesso.
La nostra vita, pur non essendo quella di Gesù, sperimenta in alcuni tratti questa tensione: da un lato vorremmo fare la volontà del Padre, ma questo sempre riconoscendo il debito verso le relazioni fondamentali che ci attorniano.
Faccio solo un esempio: un padre di famiglia sente il forte desiderio di una maggiore dedizione ai poveri, ma deve mediare la “tentazione” di donare tutto ai poveri con la responsabilità verso la famiglia che ha costituito.
Come nel caso di Gesù, dove i genitori non comprendono il senso delle sue parole, anche noi possiamo sperimentare l’incomprensione di persone a noi care circa le scelte legate al nostro essere cristiani. È una tensione da vivere con pazienza e senza mai scoraggiarsi. Il tempo aiuta a risolvere i conflitti che nascono dal fatto che ogni uomo ha una propria vocazione.

(don Walter Magnoni)

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La quinta cappella del Sacro Monte di Varese, dedicata proprio alla disputa di Gesù tra i dottori, è una delle più ricche di statue e decorazioni. Oltre alla figura del giovane Cristo, al centro, spiccano gli atteggiamenti dei partecipanti colti nel momento di una accesa discussione con tanto di libri e di documenti per sostenere le diverse tesi. Alcuni appaiono rivolgersi a Gesù, raffigurato mentre sembra chiedere di parlare, ma la maggior parte sembra quasi disinteressarsi di quella presenza per discutere animatamente l’uno contro l’altro. Una scena significativa dell’atteggiamento che spesso contraddistingue chi pensa di “saperne di più” e di chi cerca di difendere le proprie posizioni sostenendo che “si è sempre fatto così”. Due atteggiamenti che invece richiamano all’esigenza di aprirsi all’incontro con un annuncio forte come quello del Cristo e di accettare di rinnovarsi di fronte ai fatti nuovi della vita.

(Gianfranco Fabi)