una breve riflessione sul Vangelo della settimana

Spunti dai brani della liturgia domenicale - Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e Gianfranco Fabi, giornalista economico, propongono ogni settimana una breve riflessione per il sito Ucid Milano sulla base di un pensiero tratto dalla liturgia di rito ambrosiano della successiva domenica.

domenica 21 aprile - Pasqua

EPISTOLA Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 15, 3-10a

Fratelli, a voi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè / che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture / e che fu sepolto / e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture / e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana.


VANGELO Lettura del Vangelo secondo Giovanni 20, 11-18

In quel tempo. Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

C’è una donna che piange. Questa donna rappresenta lo sconforto di tanti che vivono orfani di una persona che amano. Maria di Màgdala è icona del dolore inconsolabile di chi ha perso qualcuno d’importante.

Ma in questo giorno, come da ritornello, risuona una domanda: “Donna, perché piangi?”. A pronunciare queste parole sono prima gli angeli e poi Gesù stesso. Però Maria, accecata dal dolore non riconosce Gesù. Solo quando il Risorto pronuncia il suo nome “Maria!”, ecco che quella voce la sorprende. Maria è sorpresa e lo stupore prende il posto della tristezza. La Pasqua è questo avvenimento lieto: Gesù ha vinto la morte e chiede a Maria e a noi tutti di annunciare ai fratelli questo fatto che fa da vero fondamento al cristianesimo.

Dirsi buona Pasqua significa ricordarsi che il Gesù che ha attraversato la terra ed è morto in croce è il Cristo risorto che vive tra noi!

Buona Pasqua!

(don Walter Magnoni)

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“La buona notizia che ci è stata donata il mattino della Risurrezione: che in tutte le situazioni buie e dolorose di cui parliamo c’è una via d’uscita. Ad esempio, è vero che il mondo digitale può esporti al rischio di chiuderti in te stesso, dell’isolamento o del piacere vuoto. Ma non dimenticare che ci sono giovani che anche in questi ambiti sono creativi e a volte geniali.” Così Papa Francesco scrive nell’Esortazione apostolica Christus vivit indirizzata nei giorni scorsi ai giovani di tutto il mondo. Ed è significativo il passaggio immediato tra quell’avvenimento di duemila anni fa e il mondo digitale, tra la Resurrezione del Cristo, un avvenimento lontano nella storia e che fa a pugni con la ragione laica, e il mondo di oggi, un mondo dove sta esplodendo la contraddizione tra una sempre maggiore potenzialità di comunicazione e la fredda attenzione che viene riservata compulsivamente allo schermo del computer o dello smartphone. E l’invito ad essere giovani creativi e geniali è così rivolto a tutti. Perché, come dice proprio nelle prime righe dell’Esortazione il Papa: “Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita”. Ecco perché la Resurrezione riguarda ciascuno di noi.

(Gianfranco Fabi)