DON CARLO GNOCCHI : IMPRENDITORE DELLA CARITA’

Quanti hanno maturato un’esistenza ricca di decenni e decenni di esperienze si accorgono proprio in questo periodo della terza età - ove viene naturale riflettere con il discernimento del nesso causa/effetto circa gli eventi incontrati - dell’importanza  di alcune figure che magari anche non personalmente conosciute, hanno rappresentato un riferimento valoriale assoluto per come hanno speso la  loro vita, per la capacità di tradurre in opere ed atti le aspirazioni del cuore, per la determinazione della volontà nelle scelte fondamentali.  Uno di questi riferimenti carismatici è stato, è, Don Carlo Gnocchi : con le iniziative promosse e realizzate e con la esemplare testimonianza di Fede e di Sacrificio ha creato un modo così efficiente ed efficace, per reciprocarsi con il prossimo bisognoso da farlo assumere a best practice nell’orientamento al Bene Comune.  Ha sviluppato un approccio imprenditoriale in quanto la dedizione alla causa è stata premiata dal successo di far produrre allo strumento impiegato – la carità – un valore aggiunto inestimabile, dilatato, crescente nel tempo e nello spazio.  Una formula magica nel mondo dell’impresa : perché i bilanci, anche dopo anni ed anni dalla sua scomparsa, continuano a presentare utili, che vanno ben al di là dei numeri, inglobando la sfera dell’umanesimo integrale.
Tutti noi imprenditori sappiamo che bisogna creare valore con l’attività di impresa, altrimenti di tale qualifica non possiamo fregiarci. La soddisfazione più grande è quando riusciamo a  superare la dimensione del valore economico per entrare nell’area sociale e civile del vero progresso.  L’imprenditore è in nuce attore di progresso:  questa è la caratteristica alta del suo agire, la nobiltà della sua mission.   Don Gnocchi ha dato sostanza straordinariamente elevata a questa potenzialità: rendere lo strumento fine di progresso, quale esito del percorso che la scienza aziendale considera basilare come approccio per conseguirlo.  Don Gnocchi non si è iscritto a masters  né ha praticato corsi di business administration ma con la sapienza del cuore ha dato concretezza inimitabile ad un processo dottrinario affidabile, preciso, convalidato dalle dinamiche dell’impresa industriale.
Quando all’Università insegnavo Economia Internazionale e tratteggiavo i contenuti della rivoluzione industriale che a partire da fine ‘700 ha cambiato e ancora sta cambiando il mondo ( basti solo pensare all’aumento della popolazione, quasi settuplicato, e al miglioramento delle qualità della vita con l’innalzamento dell’età demografica e la contrazione della mortalità infantile, solo per ricordarne i principali aspetti quantitativi e qualitativi ) dedicavo particolare attenzione alla figura dell’imprenditore : un uomo che riusciva a creare qualcosa che non c’era, a soddisfare bisogni inespressi ma significativi, ad aumentare le risorse disponibili, ad offrire opportunità di lavoro che alimentavano la dignità di vita di tante persone, a diffondere una cultura di impegno su basi antropologiche.
Sono quattro le caratteristiche del  DNA imprenditoriale :
a)      L’approccio sistemico con cui l’idea  creativa si trasforma in realtà
b)      La conoscenza profonda dell’ambiente in cui si opera
c)      La valutazione obiettiva delle risorse
d)      La definizione di obiettivi di lungo periodo, lineari,trasparenti, condivisi

Don Carlo Gnocchi incarna tutte quattro queste caratteristiche:

a)      L’approccio sistemico con cui l’idea creativa si trasforma in realtà. La sistematicità del suo agire è resa globale dalla missione sacerdotale con cui si è consacrato a Cristo e alla Chiesa. Di fronte alle tendenze di frantumazione e di specializzazione che moltiplicano le disarticolazioni dell’uomo per farne oggetto di nuovi consumi/prodotti/ servizi sempre più frammentati, come avviene nell’economia moderna, Don Gnocchi riporta ad unità un uomo disabile, mutilato, privo di arti e gli dà interezza sostanziale mettendoci l’anima, lo spirito, per cui quella persona riesce, non solo a riassumere soggettività, ma anche a trasferire all’esterno prospettive integrali in un circuito virtuoso che dà senso alla vita.  Non faceva elemosina , assistenzialismo, sfruttamento della compassione; ma attraverso logiche di condivisione ricuperava la centralità di questi “fratelli” colpiti nel fisico rendendoli  capaci di interloquire con gli altri e attraverso gli altri di esprimere consapevolezza e libertà.  Una proprietà sistemica non adoperata per apparenza o per facili riconoscimenti ma impiegata totalmente in  piena coerenza agli obiettivi.
b)      La conoscenza profonda dell’ambiente in cui si opera.  L’interpretazione dell’ambiente con il quale ci si rapporta è fortemente influenzata dalla personale predisposizione che può essere orientata prevalentemente al quadro generale , o ai particolari, ai dettagli.  Una corretta lettura dell’ambiente presuppone di cogliere contestualmente il generale ed il particolare, anche i segnali deboli per farne sintesi non di appiattimento ma di valorizzazione di ogni componente.   E’ di questa natura la caratteristica imprenditoriale.
Don Gnocchi vide e mise sempre insieme sia l’aspetto generale che i particolari cogliendo la complessità per darne una risposta.  L’universo dei reduci di guerra, degli orfani, dei mutilati, era composto da singole individualità ciascuna con il suo bisogno di amore e di attenzione.  Verso  questo universo, non generico, ma personalizzato doveva prendere decisioni “programmabili” (come accoglierlo, alloggiarlo, etc..etc..)  e decisioni “non programmabili” (quali processi singoli di reinserimento di fronte a reazioni non conosciute ) . Le prime sono razionali, scientificamente deduttive,  elaborate dall’emisfero sinistro del nostro cervello : le seconde risultano emotive, scaturite dall’ispirazione, elaborate dall’emisfero destro del nostro cervello caratterizzato da un’impostazione di tipo olistico.  Le decisioni non programmabili, secondo le più avanzate teorie di management , dovrebbero essere prese con il supporto di entrambi gli emisferi.  Don Gnocchi possedeva sia la razionalità propria dell’emisfero sinistro sia l’intelligenza emotiva propria dell’emisfero destro:  ogni sua decisione non era frutto di casualità o di adattamento al “meno peggio” o al “piuttosto che niente” ma  di una sapienza conoscitiva di ciò che lo circondava, dei cambiamenti in atto, delle turbolenze evolutive, tanto è vero che oggi l’Opera Don Gnocchi rappresenta per qualità e quantità una istituzione primaria nel campo socio-sanitario.
Prendere decisioni non programmabili con la capacità di individuare soluzioni ottimali rappresenta la griglia selettiva del vero imprenditore, costretto sempre più sul versante dell’inaspettato e dell’improvviso a fronte dei fenomeni di globalizzazione e di innovazione incessanti e profondi. La  corrispondenza con il Cardinale Shuster dimostra che Don Gnocchi possedeva tale valenza strategica.

c)      Valutazione obiettiva delle risorse. Circa 2500 anni fa a Delfi in Grecia sul frontone del Tempio di Apollo veniva  scolpito l’imperativo “conosci te stesso” che costituisce il passaggio necessario per valutare obiettivamente i propri punti di forza e di debolezza. Col tempo questo imperativo fu dimenticato e le gravi crisi che ci attanagliano in questi tempi, dal versante politico a quello economico, rilevano l’inadeguata pertinenza a tale prassi di consapevolezza. Don Gnocchi conosceva perfettamente se stesso, perché conosceva l’ardore che lo animava per la causa e la forza derivante dal completo abbandonarsi a Dio. Dalle attività di assistente di oratorio, nei primi anni e di direttore spirituale dell’Istituto Gonzaga dei Fratelli delle Scuole Cristiane a Milano, alla scelta  matura di arruolarsi come cappellano volontario per dare sostegno spirituale ai giovani soldati, nei quali rivede i suoi amati alunni, capisce quanto il dono della sua vita  - la sua risorsa primaria – vada stimolato nella  ricerca di senso che si completa quando nel gennaio del ’43, durante la tragica ritirata del contingente italiano, si salva miracolosamente .   E’ proprio in quei giorni che assistendo gli alpini feriti e morenti e raccogliendone le ultime volontà, matura l’idea di realizzare una grande opera di carità che troverà compimento, a guerra finita, nella Fondazione Pro Juventute. E’ lì che partorisce l’idea :  come la madre concentra tutta se stessa, corpo e mente, nello sforzo del parto, così Don Gnocchi si focalizza totalmente sulla mobilitazione della carità e sulla dedizione nello stare con gli ultimi e più bisognosi. Il suo pellegrinaggio per città e campagne in cerca delle famiglie di quanti moribondi gli avevano affidato una parola, un nome, un addio, rappresenta quel processo dialogico,  proprio delle strategie aziendali, come mezzo per raggiungere la verità. Chi partecipa ad un dialogo  verifica che la verità non può essere raggiunta se nel dialogo intervengono elementi negativi, interessi personali, posizioni preconcette;  il vero dialogo costringe ad una severa pulizia mentale che in Don Gnocchi trovò il culmine quella sera ad Arosio quando una giovane donna decise di affidargli il proprio figlio mutilato ad una gamba. Nella valutazione obiettiva delle risorse è fondamentale la calma della mente e la concentrazione del pensiero:  processo non spontaneo, anzi veramente arduo, che qualifica selettivamente il vero imprenditore .  Da Platone il controllo dei sensi e dei pensieri è paragonato al lavoro del domatore impegnato ad addestrare un puledro selvaggio che scalpita e cambia continuamente direzione, insofferente ai comandi; la calma della mente e la concentrazione del pensiero formano il supporto base che permette alla nostra intelligenza di influenzare il comportamento del cervello arricchendolo della capacità di semplificare la complessità non per rinnegarla ma per trovare in essa soluzioni semplici, innovative, creative che sfociano nel disegno imprenditoriale realizzativo.  Don Gnocchi non si lasciò mai distrarre, anzi la calma della sua mente e la concentrazione del suo pensiero lo portarono a collaborare con le istituzioni italiane per far loro capire che “occorreva attrezzarsi con una mentalità nuova e non soltanto offrendo contributi economici per rendere i giovani mutilati non degli assistiti  bensì elementi attivi nella società” come ricorda il senatore Andreotti, allora giovane Sottosegretario del premier De Gasperi.  Aggregare altre risorse, senza compromessi per dare all’ intrapresa la solidarietà indispensabile:  ecco il vero imprenditore,  che cerca non il proprio protagonismo ma subordina al fine dell’impresa la presenza degli altri soggetti per disporre obiettivamente delle risorse necessarie.
d)      La definizione di obiettivi di lungo periodo, lineari, trasparenti, condivisi.
L’ imprenditore non è lo speculatore che si muove per un vantaggio finanziario a breve termine ma proietta la propria azione su scenari ampi, su orizzonti  lontani,  mirando ad essi con linee-guida capaci di motivare e di trovare applicazione in virtù della loro semplicità,  naturalezza e  praticabilità.  Quando Don Gnocchi parla della carità che “tende le mani alla giustizia” egli  esprime una motivazione di impatto straordinario, perenne, immediata, limpida che non consente scorciatoie, sotterfugi. Così trascina non solo gli adepti ma vasti strati della società, e allora tutto diviene più facilitato.  Lo confermano le parole del Cardinale Tettamanzi :  “Don Carlo è stato mirabile nell’operare una sintesi concreta di pensiero e di impresa, chiamando a raccolta le diverse istituzioni pubbliche e le molteplici forme di volontariato, ponendo come criterio necessario e insuperabile la centralità della persona umana, sempre onorata nella inviolabilità della sua dignità e nella globalità unitaria delle sue dimensioni, fisiche, psichiche, spirituali - insistendo sull’opera educativa e culturale come decisamente prioritaria per lo sviluppo autentico della società.  E’ nella ricerca del volto di Cristo impresso nel volto di ogni uomo che Don Carlo ha consumato la sua vita. Lo ha cercato in ogni soldato, in ogni alpino, ferito o morente, in ogni bimbo violato dalla ferocia della guerra, in ogni mutilatino vittima innocente dell’odio !! “
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Ecco brevemente tratteggiata la piena corrispondenza di quanto caratterizza endogenamente l’imprenditore con la personalità di Don Gnocchi.  Ma c’è un’altra distinzione esogena che illustra l’animo imprenditoriale: quella di amare l’oggetto del proprio lavoro, l’azienda.  Per noi the firm is not a commodity ; l’impresa è una comunità che si  identifica con lo scopo dell’iniziativa, in simbiosi ;  non è un bene da vendere o comprare.   Questa connotazione esogena reclama l’empatia con l’oggetto dell’attività.  Mentre prima (Don Gnocchi imprenditore ) abbiamo constatato la personificazione di Don Gnocchi nell’architettura teorico-dottrinale dell’uomo di impresa,  ora la definizione ”imprenditore di carità” si focalizza appunto nell’empatia.  Non sono tanti, ma certamente i migliori, gli imprenditori che si sovrappongono nell’immaginario collettivo per questa adesione profonda con l’oggetto:  ne ricordiamo due, Henry Ford imprenditore dell’automobile, e Bill Gates, imprenditore dell’informatica.
Don Gnocchi è imprenditore della carità  proprio perché ha usato la forza dell’amore per liberare risorse capaci di rigenerare la vita.  Un oggetto, la carità, come moltiplicatore che più si usa, sempre meno si consuma:  più si stimola sempre più si diffonde e si amplia.  Chi lo produce e chi lo utilizza sono uniti in  un circuito virtuoso che li rende interrelati, senza classificazioni funzionali perché intrecciati per il Bene Comune.  E’ questa sintesi di “impresa della carità” che ha consentito di estendere l’afflato originario dei primi “clienti” a tante altre categorie di persone attraverso la Fondazione Don Gnocchi oggi magistralmente diretta da Mons. Angelo Bazzari; una holding della carità che fa del bene perché perpetua quello “stare con” caratterizzante il nostro credo religioso.  L’aspetto più entusiasmante dell’approccio cristiano è proprio questo: Cristo, da Dio si è fatto uomo, è venuto a “stare con” noi e così ci ha convinto della possibilità di fare il bene e di avere una vita eterna riscattata dalla Sua morte e resurrezione.  “Stare con” è l’architrave dell’avventura imprenditoriale di Don Gnocchi:   dagli alunni del Gonzaga agli alpini della Tridentina, ai mutilatini della Pro Juventute egli è stato sempre con loro, con chi li ha seguiti, con chi lo ha aiutato, con quanti  hanno praticato la sua cultura di carità.
Chi poteva  dare a Don Gnocchi quella forza per resistere alle sofferenze delle persone che soccorreva, quella forza per raccogliere risorse di gratitudine e di amore cioè di carità a loro favore ???  La fedeltà della vita.  Simone Weil afferma che nella domanda (che fu di Gesù) < perché mi fai male ? >  c’è tutta la giustizia, la verità, tutta la dignità che rende il sofferente degno di tale rispetto, di venerazione e gli dà diritto alla liberazione.  Don Gnocchi proprio perché sacerdote non usa il dolore per spacciare consolazione ma ne rispetta il mistero e con la carità ne annuncia la guarigione in speranza.  I mali sociali, economici, politici li può togliere la carità con l’azione, con la preghiera rivolta a Dio a cui chiediamo la forza interiore, non la soluzione.  Il dolore – ecco il percorso dell’empatia – va ricolmato di vicinanza e di fraternità che aiutano chi soffre a sentire una fiducia, a scoprire un affidamento :  così il cristiano dà ragione della speranza che lo anima.   Cristo non è la vittima necessaria, ma è il forte e coraggioso che ama “sino in fondo”, che accetta la sfida del mondo, e con l’amore e la vita vince il male e la morte.  Il Padre non vuole il sacrificio del Figlio: sarebbe mostruoso.  I sacrifici sono finiti.  Rimane il donarsi che è atto sacro.
Sta qui il Don Gnocchi Sacer-dote imprenditore della carità.

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Si fa un gran parlare di etica; ma prima ancora di suggerire principi e stabilire regole, l’etica è una relazione in cui contestualmente si sta con sé  e con gli altri , prendendosi a cuore la costruzione del  Bene Comune.   Questo tipo di etica vede l’uomo non nella prospettiva neutra della terza persona (jus - naturalismo) e neppure nella prospettiva dello spettatore imparziale (l’etica nelle mani dei giudici) ma si colloca nella prospettiva dell’uomo che agisce in concreto, nella realtà, perché il bene morale è una realtà autentica e dunque lo conosce veramente non chi lo teorizza ma chi lo pratica.

Ecco perché Don Gnocchi ha rappresentato un punto di riferimento nel nostro processo di crescita come cristiani imprenditori:  la Sua santità di vita e di opera ed ora la Sua posizione vicino all’Altissimo possano sempre darci il coraggio di allargare la tradizionale  dimensione commutativa del nostro agire economico alla dimensione del dono e della gratuità per creare il vero progresso di giustizia e di pace.




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